I am again in Las Vegas, three years after the first time, and this time too I have dedicated part of my time in Sin City to see the places where the tragic events of the evening when Tupac Shakur lost his life in crazy circumstances took place.
The first evening of my stay in the city of Nevada I meet Chris Carroll, the first policeman who intervened at the scene when the BMW driven by Suge Knight stopped at the intersection of Harmon Avenue and the Strip, and during our chat the conversation often falls on what happened that night in 1996 and on the latest news about the investigations.
While returning to the hotel I stop at the intersection of Koval and Flamingo where I had already been three years ago, but this time in the darkness of eleven at night, in an atmosphere more similar to the one when Tupac was killed. I park at a gas station and go down to see the memorial spontaneously created thanks to the messages from fans written in marker on a lamppost. I do not remember if three years ago there were writings on the ground as well, but what I notice for sure is that the lamppost is periodically repainted and the memorial is reborn each time thanks to the fans who want to leave their thought for the dead rapper. After all, just searching for images online shows that they are all different from my photos and from each other.
The next day I continue the tour and walking on the Strip I stop at the intersection with Harmon Avenue, exactly the one where Chris intervened after the BMW had to stop due to the breaking of two tires, caused not by the gunshots from the killer but by impacts against curbs and traffic islands, as Chris himself explained to me. Since 1996, the scene has changed significantly; it was not as built up as it is now, and indeed imagining a car speeding on these streets where traffic is always slow is very difficult.
The last stop is the MGM Grand where, after the match between Mike Tyson and Bruce Seldon, Tupac and his crew attacked Orlando Anderson, the gangster who most probably was the actual executor of the murder. I enter the hotel, pass the casino, and look for the exact spot, but it is very difficult to find because every hotel in Las Vegas is chaotic like a maze, and since 1996 the MGM Grand has been heavily renovated. I ask directions from a young security guard with little confidence, because that man in 1996 was certainly not even born, but to my surprise he knows exactly where to send me: to the restaurant area, in front of an Italian restaurant.
I find the area, and indeed the corridors and walkways match those in the fight video (although the right word would be beating, with Tupac and his crew as the aggressors). The passage seems much narrower than I expected, and I wonder what chaos a physical confrontation must have caused in such a confined space.
Among the most important places, there is nothing else left to see, so the tour ends here. Soon, this case will be discussed again, since in 2026 the trial will begin against Keffe D, the uncle of Orlando Anderson who at the intersection of Koval and Flamingo passed the gun to his nephew, which he would have used to kill Tupac. Keffe D is charged with murder according to Nevada law even though he is not the actual perpetrator. Seeing the locations in person always provides an understanding of the events that is impossible to gain otherwise, and so I leave Las Vegas with a new awareness of the dynamics of the murder that I did not have before, awaiting to see how the investigations evolve and for the next trip to Las Vegas, where I will find the city changed yet again from this second visit.
lunedì 18 agosto 2025
Sui luoghi dell'omicidio di Tupac Shakur, per la seconda volta
Sono di nuovo a Las Vegas, tre anni dopo la prima volta, e anche questa volta ho dedicato parte del mio tempo nella Sin City a vedere i luoghi in cui si sono svolti i tragici fatti della sera in cui Tupac Shakur perse la vita in circostanze folli.
La prima sera della mia permanenza nella città del Nevada incontro Chris Carroll, il primo poliziotto intervenuto sulla scena quando la BMW guidata da Suge Knight si fermò all'incrocio tra Harmon Avenue e la Strip, e durante la nostra chiacchierata il discorso cade spesso su quanto accaduto quella notte del 1996 e sulle ultime novità sulle indagini.
Mentre torno in albergo mi fermo all'incrocio tra Koval e Flamingo dove ero già stato tre anni fa, ma questa volta con il buio delle undici di sera, in un'atmosfera più simile a quella di quando Tupac fu ucciso. Parcheggio in una stazione di servizio e scendo per andare a vedere il memoriale nato spontaneamente grazie ai messaggi dei fan scritti a pennarello su un palo della luce. Non ricordo se anche tre anni fa ci fossero le scritte sul pavimento, ma quello che noto per certo è che il lampione viene riverniciato periodicamente e il memoriale rinasce ogni volta grazie ai fan che vogliono lasciare il loro pensiero per il rapper morto. Del resto basta cercarne le immagini in rete per vedere che sono tutte diverse dalle mie foto e tra loro.
Il giorno dopo proseguo il giro e camminando sulla Strip mi fermo all'incrocio con Harmon Avenue, proprio quello dove Chris intervenne dopo che la BMW dovette fermarsi a causa della rottura di due degli pneumatici, dovuta non ai colpi di pistola dell'assassino ma agli urti contro marciapiedi e spartitraffico, come mi ha spiegato lo stesso Chris. Dal 1996 lo scenario è notevolmente cambiato, non era così edificato come lo è adesso e infatti immaginare un'auto che sfreccia in queste strade dove il traffico è sempre lento è molto difficile.
L'ultima tappa è l'MGM Grand dove, dopo l'incontro tra Mike Tyson e Bruce Seldon, Tupac e la sua crew assalirono Orlando Anderson, il gangster che con ogni probabilità fu l'esecutore materiale dell'omicidio. Entro nell'albergo, supero il casinò e cerco il posto preciso, ma è difficilissimo da trovare perché ogni albergo a Las Vegas è caotico come un labirinto e perché dal 1996 l'MGM Grand è stato pesantemente rinnovato. Chiedo indicazioni a una giovane guardia della sicurezza con poca fiducia, perché quell'uomo nel 1996 non era sicuramente neanche nato, ma con mia sorpresa invece sa precisamente dove mandarmi: nell'area dei ristoranti, davanti a un ristorante italiano.
Trovo la zona ed effettivamente corridoi e camminamenti corrispondono a quelli del video della rissa (anche se la parola giusta sarebbe pestaggio, con Tupac e i suoi nel ruolo degli aggressori). Il passaggio mi appare molto più stretto di quanto mi aspettassi e mi chiedo quale caos debba aver generato uno scontro fisico in uno spazio così ristretto.
Tra i luoghi più importanti non mi resta altro da vedere e quindi il giro finisce qui. A breve si tornerà a parlare di questo caso, visto che nel 2026 inzierà il processo contro Keffe D, lo zio di Orlando Anderson che all'incrocio tra Koval e Flamingo passò al nipote la pistola che questi avrebbe usato per uccidere Tupac. Keffe D è accusato di omicidio secondo le leggi del Nevada nonostante non sia l'autore materiale. Vedere i posti di persona dà sempre una comprensione dei fatti che è impossibile ottenere altrimenti e quindi riparto da Las Vegas con una consapevolezza della dinamica dell'omicidio che prima non avevo, in attesa di vedere come evolveranno le indagini e di un prossimo viaggio a Las Vegas nel quale troverò la città ancora cambiata da questa seconda volta.
La prima sera della mia permanenza nella città del Nevada incontro Chris Carroll, il primo poliziotto intervenuto sulla scena quando la BMW guidata da Suge Knight si fermò all'incrocio tra Harmon Avenue e la Strip, e durante la nostra chiacchierata il discorso cade spesso su quanto accaduto quella notte del 1996 e sulle ultime novità sulle indagini.
Mentre torno in albergo mi fermo all'incrocio tra Koval e Flamingo dove ero già stato tre anni fa, ma questa volta con il buio delle undici di sera, in un'atmosfera più simile a quella di quando Tupac fu ucciso. Parcheggio in una stazione di servizio e scendo per andare a vedere il memoriale nato spontaneamente grazie ai messaggi dei fan scritti a pennarello su un palo della luce. Non ricordo se anche tre anni fa ci fossero le scritte sul pavimento, ma quello che noto per certo è che il lampione viene riverniciato periodicamente e il memoriale rinasce ogni volta grazie ai fan che vogliono lasciare il loro pensiero per il rapper morto. Del resto basta cercarne le immagini in rete per vedere che sono tutte diverse dalle mie foto e tra loro.
Il giorno dopo proseguo il giro e camminando sulla Strip mi fermo all'incrocio con Harmon Avenue, proprio quello dove Chris intervenne dopo che la BMW dovette fermarsi a causa della rottura di due degli pneumatici, dovuta non ai colpi di pistola dell'assassino ma agli urti contro marciapiedi e spartitraffico, come mi ha spiegato lo stesso Chris. Dal 1996 lo scenario è notevolmente cambiato, non era così edificato come lo è adesso e infatti immaginare un'auto che sfreccia in queste strade dove il traffico è sempre lento è molto difficile.
L'ultima tappa è l'MGM Grand dove, dopo l'incontro tra Mike Tyson e Bruce Seldon, Tupac e la sua crew assalirono Orlando Anderson, il gangster che con ogni probabilità fu l'esecutore materiale dell'omicidio. Entro nell'albergo, supero il casinò e cerco il posto preciso, ma è difficilissimo da trovare perché ogni albergo a Las Vegas è caotico come un labirinto e perché dal 1996 l'MGM Grand è stato pesantemente rinnovato. Chiedo indicazioni a una giovane guardia della sicurezza con poca fiducia, perché quell'uomo nel 1996 non era sicuramente neanche nato, ma con mia sorpresa invece sa precisamente dove mandarmi: nell'area dei ristoranti, davanti a un ristorante italiano.
Trovo la zona ed effettivamente corridoi e camminamenti corrispondono a quelli del video della rissa (anche se la parola giusta sarebbe pestaggio, con Tupac e i suoi nel ruolo degli aggressori). Il passaggio mi appare molto più stretto di quanto mi aspettassi e mi chiedo quale caos debba aver generato uno scontro fisico in uno spazio così ristretto.
Tra i luoghi più importanti non mi resta altro da vedere e quindi il giro finisce qui. A breve si tornerà a parlare di questo caso, visto che nel 2026 inzierà il processo contro Keffe D, lo zio di Orlando Anderson che all'incrocio tra Koval e Flamingo passò al nipote la pistola che questi avrebbe usato per uccidere Tupac. Keffe D è accusato di omicidio secondo le leggi del Nevada nonostante non sia l'autore materiale. Vedere i posti di persona dà sempre una comprensione dei fatti che è impossibile ottenere altrimenti e quindi riparto da Las Vegas con una consapevolezza della dinamica dell'omicidio che prima non avevo, in attesa di vedere come evolveranno le indagini e di un prossimo viaggio a Las Vegas nel quale troverò la città ancora cambiata da questa seconda volta.
martedì 1 ottobre 2024
Intervista allo storico Bruce Conforth sui miti e le leggende su Robert Johnson
Ho invitato sul mio canale YouTube lo storico della musica Bruce Conforth per un'intervista sui miti e le leggende sulla vita di Robert Johnson. Conforth è il più grande esperto al mondo sul tema e ha pubblicato nel 2019 il libro Up Jumped the Devil: The Real Life of Robert Johnson.
L'intervista è disponibile solo in inglese.
L'intervista è disponibile solo in inglese.
mercoledì 21 agosto 2024
Sui luoghi dell'omicidio di Notorious BIG
![]() |
Tupac e Notorious in uno dei musei di Hollywood Boulevard |
Due anni dopo aver visto a Las Vegas l'incrocio stradale in cui Tupac Shakur venne freddato da tredici colpi sparati da un misterioso assassino (che con ogni probabilità è il gangster Orlando Anderson) ho finalmente tempo di andare a vedere anche il luogo in cui sette mesi dopo perse la vita in circostanze simili Christopher Wallace, meglio noto come Notorious BIG.
Inserisco nel navigatore il Petersen Automotive Museum, dove il rapper e la sua crew tennero l'ultima festa a cui Notorious poté partecipare, e mi porta all'uscita carrabile di Orange Grove Avenue. Chiedo all'addetta al parcheggio se sia quella l'uscita da cui è uscito il Suburban di Notorious ma non lo sa.
Cammino a piedi attorno al vasto edificio e arrivo all'incrocio tra Fairfax Avenue e Wilshire Avenue dove è avvenuta la sparatoria, è un incrocio trafficatissimo in cui le auto si muovono nel traffico incredibile di questa città. Ma quello che mi colpisce è un'altra cosa, anzi l'assenza di qualcosa. Se a Las Vegas è sorto un memoriale spontaneo dove Tupac è stato colpito dai colpi mortali del suo assassino, qui a Los Angeles non c'è nulla. Non c'è un memoriale, non c'è una scritta, non c'è proprio niente che ricordi quanto successo.
Entro nel museo che è veramente spettacolare con le sue auto custom esposte al piano terra e vado al cafè per un attimo di pausa. Chiedo anche al cameriere se sa da quale parte sia uscito dall'edificio il Suburban di Notorious ma non lo sa neanche lui. In ogni caso riguardando i video e le ricostruzioni è chiaro che l'autista del valet parking che recuperò il mezzo guidato dalla guardia del corpo Gregory Young su cui viaggiava il rapper uscì proprio su Orange Grove Avenue, il navigatore quindi mi ha portato esattamente nel posto in cui tutta questa storia è iniziata.
Resta un dubbio però: perché non c'è nulla che ricordi Notorious BIG in quel luogo? Possono esserci varie spiegazioni. Il produttore televisivo Paul Watson che ho incontrato a cena due giorni dopo (produttore tra gli altri di Who Killed Tupac?, noto in Italia come Tupac: il caso è aperto, e da me intervistato su questi due casi l'anno scorso) mi dice che potrebbe essere perché per la città degli angeli la ferita è ancora aperta. Un'altra spiegazione può essere che sulla West Coast Tupac era l'homeboy mentre Notorious era il nemico. Possono essere vere entrambe le spiegazioni, ma che Tupac da queste parti sia più amato è indubbio, si trovano magliette con la sua effige in tutti i negozi di souvenir e ovunque si può ascoltare la sua musica. Notorious è ricordato molto meno e mai da solo, sempre e solo in contrapposizione a Tupac.
È davvero triste che la città non voglia ricordare questo straordinario rapper come merita e dare il giusto risalto a questo incrocio stradale. Perché quello tra Fairfax e Wilshire non è solo l'incrocio tra due strade ma è anche un crocevia nella storia del rap e il simbolo di una delle più assurde faide della storia della musica.
sabato 27 aprile 2024
Back to Black: il biopic sulla vita di Amy Winehouse
Uscendo dalla sala al termine della visione del film ho chiesto a qualcuno "In base a quanto hai visto nel film, sai dire quanti album ha fatto Amy Winehouse nel periodo narrato?". Sapeva rispondere solo chi già lo sapeva di suo, gli altri hanno risposto con uno sconsolante "No", perché in questo film si parla di tutto, tranne che della musica di Amy Winehouse.
Questo è un film d'amore e non un biopic sulla vita e la carriera di una delle migliori interpreti della black music del nuovo millennio, Back to Black di Sam Taylor-Johnson (che non dirigeva un film da sei anni) parla infatti solo della storia d'amore tormentata tra Amy Winehouse e Blake Fielder-Civil, per il resto non c'è nulla e quel poco che c'è è incomprensibile. Non si parla degli album di Amy, non si sa quando escano in relazione hai fatti narrati perché sembrano non avere nessun impatto sulla trama e non si parla dei suoi tour. A metà film dal nulla Amy passa da essere una cantante che si esibisce nelle cantine a Camden Town a essere una superstar braccata da fotografi e giornalisti: peccato che il film non spieghi perché e come sia ascesa al successo così in fretta. In quell'arco è uscito Back in Black che dà il titolo al film, ma se il film non parla dell'album da cui tre il titolo di cos'altro dovrebbe parlare? Ha senso mostrare il dramma dei test di gravidanza negativi e ignorare la musica? Non doveva essere un biopic?
Si perde nel nulla anche il fatto che Amy Winehouse sia stata una voce unica in quegli anni, fuori dal tempo, che invece di inserirsi sulle tendenze del periodo decise di riscoprire il pop degli anni 50 e 60, il jazz e il soul. Anche ignorando le invenzioni narrative (di cui comunque non si capisce il senso) che sono già state analizzate da testate blasonate come Esquire o Radio Times, alcune cose rappresentate nel film rasentano l'assurdo: davvero gli autori vogliono farci credere che Amy non sapesse chi fossero le Shangri Las prima che Blake gliene parlasse? Ma c'è ben di peggio. Nel film Amy scopre le droghe da sola, nella realtà Blake ammise candidamente di essere stato lui a iniziare la cantante all'eroina. L'invenzione più grave riguardo alla veridicità della storia è conservata per la fine, quando Amy viene mostrata emotivamente distrutta perché Blake ha avuto un figlio con un'altra donna. Il figlio di Blake è nato a maggio del 2011, due mesi prima che Amy morisse, quando la cantante frequentava già da tempo l'attore Reg Traviss di cui nel film non si parla minimamente.
Questo film mette quindi un altro chiodo sulla tomba dell'industria del biopic, di cui negli ultimi anni si salvano pochissimi prodotti come Whitney Houston: I Wanna Dance with Somebody dedicato a Whitney Houston e 8 Mile in cui Eminem interpreta sé stesso, garantendo almeno il realismo della storia. Perché di film vaghi e fuori fuoco come Back to Black non si sempre proprio la necessità.
venerdì 22 dicembre 2023
Intervista a Michele Guaitoli, cantante dei Visions of Atlantis e dei Temperance
È disponibile sul mio canale YouTube un'intervista video a Michele Guaitoli, cantante dei Visions of Atlantis e dei Temperance. Nel video parliamo dei suoi album più recenti con le due band e dei progetti futuri.
Ringraziamo Michele per la sua cortesia e disponibilità.
Ringraziamo Michele per la sua cortesia e disponibilità.
giovedì 21 dicembre 2023
Rockin' Around the Christmas Tree: storia di un classico moderno del Natale
Nata nel periodo del massimo splendore del rock and roll, Rockin' Around the Christmas Tree è uno dei classici del Natale scritti nello scorso secolo che sono entrati appieno nella tradizione natalizia grazie a innumerevoli reinterpretazioni e utilizzi in film di successo come Mamma, ho Perso l'Aereo.
Il brano è stato scritto da Johnny Marks nel 1958; l'autore essendo ebreo in realtà non festeggiava il Natale, ma aveva all'attivo la composizioni di altri brani natalizi di grande successo quali Rudolph the Red-Nosed Reindeer e I Heard the Bells on Christmas Day e in seguito avrebbe composto tra gli altri A Holly Jolly Christmas. La prima incisione di Rockin' Around the Christmas Tree fu quella di Brenda Lee uscita proprio nel 1958; nonostante la voce della cantante suoni decisamente matura, Brenda Lee aveva solo tredici anni quando la incise. Come B-side del 45 giri fu pubblicata Papa Noel, altro brano rockabilly meno famoso ma sicuramente non meno bello, composto da Roy Botkin, autore di musica country e western.
In una recente intervista a The Tennessean, la stessa cantante ha raccontato che Marks scrisse la canzone di getto, iniziandola mentre si trovava su una spiaggia nel nord del paese attorniato da molti pini e completandola poi nella sua stanza del motel. Brenda Lee ha ammesso anche di non sapere perché l'autore abbia voluto proprio lei per cantare il brano vista la sua giovane età e il fatto che fino ad allora non fosse famosa. In ogni caso evidentemente la scelta fu vincente.
Rockin' Around the Christmas Tree non ebbe particolare successo fino alla terza ristampa del 1960, anno nel quale Brenda Lee aveva raggiunto durante la primavera il primo posto in classifica con I'm Sorry, la popolarità della cantante a quel punto trainò le vendite del singolo natalizio. Il brano non fu comunque un esperimento isolato di commistione tra rock and roll, che negli anni 50 e 60 era simbolo di progresso e libertà, e canti di Natale: negli stessi anni uscirono infatti ad esempio anche Jingle Bell Rock nel 1957 cantata da Bobby Helms e Run Rudolph Run anch'essa scritta da Johnny Marks nel 1958 e incisa da Chuck Berry.
Fino a quest'anno non è mai esistito un video ufficiale di Rockin' Around the Christmas Tree e Brenda Lee ne ha creato uno apposta in occasione delle festività natalizie del 2023, che vedono la cantante festeggiare il Natale alla sua età odierna di 79 anni e fare lip sync sulla sua voce da tredicenne del 1958.
Rockin' Around the Christmas Tree vanta ad oggi innumerevoli cover, se la più celebre è quella di Justin Bieber del 2021 merita una menzione anche quella cantata da Joe Lynn Turner (ex cantante tra gli altri di Rainbow e Deep Purple) per la compilation We Wish You a Metal Xmas and a Headbanging New Year del 2008.
Rockin' Around the Christmas Tree è tuttora uno dei brani più iconici della tradizione natalizia che non manca nella playlist che accompagnano cene e pranzi di questo periodo, il fatto che oggi ha distanza di oltre sessant'anni sia ancora uno dei più noti classici del Natale conferma che la scelta di affidarla alla voce di quella che al tempo era una misconosciuta dodicenne fu ottima e funzionò.
Fonti:
Iscriviti a:
Post (Atom)