sabato 28 novembre 2020

Nostra Morte - Sin Retorno


Sin Retorno
del 2012 è il secondo album dei messicani Nostra Morte, il cui esordio discografico risale al 2009 con l'album Un Cuento Antes de Morir. La musica del gruppo di Tepic, capitale dello stato di Nayarit nel Messico centrale, offre uno dei migliori esempi di metal sinfonico al mondo, che coniuga basi potenti, grintose e al contempo melodiche con il canto di impostazione operistica dei due vocalist Eiven Dumort e Dollette LaMort.

Il risultato di questa mescolanza sonora è un album solido, dalle atmosfere magniloquenti e teatrali con evidenti richiami alla letteratura gotica e al mondo dei vampiri. Il disco è composto da quattordici tracce, tutte di altissimo livello, che basano la propria forza sull'amalgama vocale che i due vocalist riescono a creare, duettando e alternandosi. Inoltre il canto in spagnolo, mentre gran parte del metal sinfonico mondiale è in inglese, dona alla musica di questa band un tocco di unicità davvero notevole, che ammorbidisce anche l'impatto sonoro del canto.

Il suono del disco è monolitico, al punto che è difficile individuare pezzi migliori di altri. In ogni caso spicca sicuramente la title track che apre il disco dando subito un assaggio di ciò che seguirà e Erik el Rojo in cui compare come ospite il baritono Pablo Akhma Atahualpa. Degna di nota sono anche Perséfone, che è il brano in cui Dollette dà la propria miglior prova vocale, e Réquiem DeMort che contiene uno snippet della canzone sovietica Katjuša. Il brano migliore dell'album è comunque Cuando la Muerte se Viste de Gloria che oltre alle sonorità operistiche e quelle metal aggiunge una buona dose di musica mariachi che crea un contrasto e una mescolanza e di grandissimo impatto.

Sin Retorno è, in sintesi, un vero capolavoro che mischia generi diversi con grande maestria il cui punto di forza è la commistione di stili e la voce impeccabile dei due cantanti. Ed è un vero peccato che questa band sia così poco conosciuta al di fuori del Messico, perché sicuramente non ha nulla da invidiare ai gruppi più noti europei e nordamericani di questo genere.

giovedì 19 novembre 2020

The Temptations - Psychedelic Shack

Soli sette mesi dopo l'uscita di Puzzle People, a febbraio del 1970 il gruppo soul dei Temptations pubblicò un nuovo album intitolato Psychedelic Shack in cui continua sulla strada del precedente che aveva sancito il definitivo passaggio del gruppo di Detroit ad atmosfere psichedeliche.

Il disco è composto da otto tracce in cui, come già accadeva nell'album precedente, i cinque vocalist si alternano al microfono molto più che in passato cantando insieme praticamente tutti i brani. Il disco si apre con la title track che proprio nei primi secondi contiene un campionamento di I Can't Get Next to You tratto da Puzzle People e che costituisce uno dei primi esempio di campionamento (anche se in questo caso il gruppo campiona sé stesso) nella black music, tecnica che verrà largamente utilizzata dall'hip hop che sarebbe nato alla fine degli anni 70. Il disco in generale ha un suono un po' più aggressivo, e tendente al rock, rispetto agli album precedenti. Tra le tracce migliori si distinguono anche It's Summer, l'unica ballad del disco che però si allontana dalle tipiche ballad della Motown in quanto parla dell'estate e non è una canzone d'amore, e Take a Stroll Thru Your Mind che combina la psichedelia al blues in una sorta di lunga esortazione all'uso della marijuana.

L'album conferma anche un passaggio a tematiche più impegnative, come in War che è il brano più energico del disco che rivolge un'aspra critica alla guerra del Vietnam e ai conflitti armati in generale. Il disco si chiude con due cover di altrettanti pezzi di Gladys Knight & the Pips praticamente coevi a Psychedelic Shack quali You Need Love Like I Do (Don't You) e Friendship Train.

Psychedelic Shack è in sintesi un disco solidissimo, caratterizzato da un suono maturo su cui il gruppo si muove ormai con grande maestria e che proseguirà fino ad A Song For You del 1975 che torna a un soul più convenzionale. Questo album mostra un lato del gruppo meno noto, rispetto al Motown sound degli inizi, ma non per questo di livello inferiore, e rimane ad oggi uno dei momenti migliori della lunghissima e ricchissima discografia di questo incredibile e mutevole gruppo..

lunedì 9 novembre 2020

La strana uscita temporanea di Flavor Flav dai Public Enemy

All'inizio di quest'anno, il gruppo hip hop newyorkese dei Public Enemy si è reso protagonista di una vicenda strana i cui contorni sono poco chiari anche adesso a distanza di mesi.


Nel 2019 Chuck D, principale vocalist e frontman del gruppo, fondò una band parallela chiamata Public Enemy Radio, con cui intraprese un tour europeo con i Wu-Tang Clan e i De La Soul intitolato Gods of Rap. Il gruppo era costituito da un terzetto che includeva anche DJ Lord, che dal 1999 ha sostituito Terminator X come DJ dei Public Enemy, e MC Jahi, affiliato ai Public Enemy che ha inciso due album con il nome di PE 2.0. Del gruppo non faceva parte Flavor Flav, il secondo vocalist dei Public Enemy. In ogni caso l'identità di questa nuova combo tendeva a confondersi con quella storica, perché in alcune locandine del tour il nome del gruppo è riportato come Public Enemy (addirittura con l'indicazione che il tour celebra il trentesimo anniversario dell'album It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back), e quando invece è scritto come Public Enemy Radio, la "O" della parola Radio è il logo classico con un uomo al centro di un mirino.

Alla fine di febbraio del 2020, fu annunciato che il primo di marzo i Public Enemy Radio avrebbero suonato a Los Angeles in occasione del comizio elettorale del candidato alle primarie del Partito Democratico Bernie Sanders. Sulla locandina però la parole Radio è scritta molto in piccolo, aumentando la confusione sull'identità della band. Pochi giorni dopo Flavor Flav inviò al resto del gruppo una richiesta di cease and desist (nel common law, una richiesta di cessazione immediata) in cui chiedeva di non usare il nome e il logo del gruppo a fini politici. La lettera dell'avvocato di Flavor Flav diceva chiaramente che Chuck D è libero di esprimere le sue preferenze politiche pubblicamente, ma non di farlo usando il logo e il nome dei Public Enemy.


Chuck D rispose all'azione di Flavor Flav dichiarando che quest'ultimo era interessato solo al guadagno e non all'impegno sociale, e annunciando pubblicamente l'espulsione di Flavor Flav dai Public Enemy. Un avvocato di Chuck D aggiunse che il suo cliente era l'unico proprietario del nome e del logo del gruppo e che poteva quindi usarlo a suo piacimento senza l'autorizzazione di Flavor Flav.

Flavor Flav rispose a queste dure parole asserendo che Chuck D non poteva licenziarlo, perché non era l'unico titolare della band. Disse di essere preoccupato per Chuck D e di non aver astio personale contro Sanders, ma di avere forti dubbi sulle sue politiche. Il primo marzo i Public Enemy Radio si esibirono al comizio di Sanders e molti fan di Flavor Flav tra la folla (individuabili per via dell'orologio a lancette appeso al collo, segno distintivo del vocalist fin dal suo esordio) lasciarono il comizio quando il gruppo iniziò la performance.

Il giorno seguente il divorzio sembrò sancito per sempre, con la dichiarazione da parte di Chuck D dell'uscita del primo album della nuova formazione, rinominata Enemy Radio per evitare ulteriori problemi, intitolato Loud is Not Enough (la cui copertina somiglia un po' troppo a quella dell'album di esordio di LL Cool J Radio del 1985), anche se in una delle tracce intitolata Food As a Machine Gun compare Flavor Flav come ospite.

Dopo solo un mese la situazione fu ribaltata nuovamente. Il primo di aprile, infatti, la Reuters pubblicò un articolo secondo cui l'uscita di Flavor Flav dal gruppo e la lite con Chuck D sarebbero state una messinscena orchestrata da entrambi allo scopo, secondo Chuck D, di attirare l'attenzione mediatica e di mostrare come i media tradizionali trattassero in modo negativo la scena hip hop. Tuttavia Flavor Flav scrisse su Twitter di non aver volontariamente preso parte alla messinscena e richiamò Chuck D a un comportamento più serio. In ogni caso il rientro di Flavor Flav nel gruppo ci fu senza dubbio, a giugno fu infatti annunciata l'uscita del nuovo album del gruppo intitolato What You Gonna Do When the Grid Goes Down? e firmato con il nome di Public Enemy che uscì il 25 settembre. Il disco vede la presenza di entrambi i vocalist storici.

La vicenda del temporaneo allontanamento di Flavor Flav è quindi ancora molto confusa e obiettivamente la spiegazione di Chuck D non è realistica: nessun artista ammetterebbe pubblicamente di aver diffuso informazioni false per attirare l'attenzione, perché questo sottintende di non riceverne abbastanza. La spiegazione più probabile è che si sia trattata di una vera lite, poi rientrata perché alla fine danneggiava entrambi. Ma a meno che Chuck D o Flavor Flav vogliano dare spiegazioni più convincenti, è probabile che non sapremo mai la verità.

mercoledì 4 novembre 2020

Sandro Di Pisa - Lockdown

A due anni di distanza dall'esperimento cantautorale di Tutto (Da) Solo torna il jazzista italiano Sandro Di Pisa con un nuovo EP con il quale ripropone le atmosfere in cui si è cimentato più spesso, ovvero quelle del jazz, grazie a sette pezzi completamente diversi tra loro che attingono da mondi diversi e stili disparati. Il disco si intitola Lockdown, cercando di sdrammatizzare sulla difficile situazione che stiamo vivendo. Tra i sette brani troviamo quattro inediti, una cover e due pezzi che prendono spunto da composizioni del passato per trasformarle in qualcosa di nuovo.

Il disco si apre con Svelta che come suggerisce il titolo stesso è un brano veloce ispirato ai quartetti jazz della West Coast degli anni 50 e che, come nello stile distintivo di Di Pisa, contiene uno snippet di Desafinado di Antônio Carlos Jobim. Il secondo brano dà già un'idea di quanto questo disco sia vario, con una sterzata verso il blues-rock con Le Elettriche Impazziscono (titolo ispirato a un verso della canzone Via Paolo Fabbri 43 di Francesco Guccini del 1976). L'album prosegue con La Freccia Nera, cover della sigla finale dell'omonimo sceneggiato televisivo della RAI del 1968 tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson; del brano originale però resta solo la melodia perché Sandro Di Pisa trasforma un brano magniloquente e dal sapore da colossal in un fresco pezzo da trio jazz.

Come anticipato Lockdown contiene anche due brani ispirati ad altrettanti pezzi storici da cui sapientemente si distaccano. Il primo di essi è Frédéric che prende spunto dal Notturno op. 9 n. 2 di Frédéric Chopin per trasformarlo in un valzer in stile be-bop. Il secondo di essi è Pierino che reinterpreta in chiave hard rock il tema di Pierino e il Lupo di Sergei Prokofiev; anche questo brano contiene alcuni snippet inaspettati, come Oh! Susanna e la filastrocca per bambini Stella Stellina. Completano il disco Big Band, ispirata alle grandi orchestre dell'epoca dello swing degli anni 30, e Il Brutto Anatroccolo, pezzo nato per caso in seguito a un esperimento con una chitarra synth che imita una voce scat. Il titolo del pezzo deriva dalla struttura musicale utilizzata, quella dei rhythm changes che in italiano sono chiamati anatole. Anche in questo caso troviamo dei divertenti e sorprendenti snippet: quali di nuovo Stella StellinaJingle Bells in chiusura del pezzo.

Ciò che colpisce di questo album è l'incredibile ecletticità e la capacità compositiva di Di Pisa, che riesce a spaziare tra stili diversi di jazz con grande maestria. I quattro pezzi inediti convincono e intrattengono con un suono fresco e divertente, mentre i rimanenti tre confermano come l'autore sappia trarre spunti inediti da pezzi classici, che appartengono a mondi diversissimi tra loro, trasformandoli in opere nuove percorrendo strade a cui nemmeno gli autori originali avevano pensato. Del resto gli snippet presi da repertori cosi diversi confermano che la varietà musicale da cui Di Pisa attinge è pressoché infinita. Inoltre uno dei punti di maggior forza di questo disco è che risulta di facile ascolto anche per i neofiti del jazz e questo aspetto lo rende particolarmente apprezzabile perché questo genere risulta spesso ostico per l'ascoltatore occasionale, che finisce per abbandonare l'ascolto dopo un paio di tentativi; al contrario le melodie di Lockdown si apprezzano già al primo giro ed entrano in testa come degli earworm con estrema facilità.

Lockdown è quindi una delle composizioni migliori del jazz moderno, consigliata sia a chi ama il jazz sia a chi ancora non lo conosce, perché è efficacissimo nel divulgare questa forma musicale e perché dimostra come questo genere sia ancora vivo e vegeto. Del resto Di Pisa non è sicuramente nuovo a questo tipo di capolavori e la sua produzione musicale, che affonda le sue radici in tre decenni da A Night in Viale Tunisia del 1991 conferma che i grandi compositori si trovano anche vicino a noi e che non serve attraversare l'Atlantico per trovare le più alte vette del jazz.