mercoledì 13 novembre 2019

Tupac: il caso è aperto, tante piste e poche conclusioni

Nel 2018 è stato trasmesso per la prima volta in televisione il documentario in sei parti Who killed Tupac?, tradotto in italiano con il titolo di Tupac: il caso è aperto e trasmesso in Italia da Crime+Investigation. Nella serie, l'avvocato e attività per i diritti umano Benjamin Crump ha condotto un'indagine indipendente sulla morte di Tupac aiutato dai giornalisti Stephanie Frederic e P. Frank Williams e dalla scrittrice Lolita Files. Crump definisce esperti i suoi collaboratori, eppure si nota l'ovvia assenza di detective e di veri professionisti di indagini e scene del crimine.


La squadra di investigatori ha ricostruito i fatti e indagato cinque piste: che l'assassino sia il gangster Orlando Anderson con cui Tupac aveva avuto uno scontro poco prima di essere ucciso, che si sia trattato di una faida tra East Coast e West Coast, che il mandante fosse il produttore Suge Knight, che lo stesso Suge fosse il vero obiettivo della sparatoria (teoria che prevede anche il coinvolgimento della polizia di Las Vegas e dell'agenzia di sicurezza che lavorava per la Death Row) e che l'assassino sia stato il rapper Lil 1/2 Dead (pronuncia: Little Half Dead) in cerca di vendetta per un brano rubato. Il team di Crump per indagare ciascuna di queste teorie ha condotto una serie davvero notevole di interviste con testimoni, investigatori ed esperti, ha condotto anche test balistici e ricerche approfondite. Anzitutto va notato che alcune delle teorie proposte sono del tutto assurde. È infatti completamente incredibile che Suge fosse il mandante dell'omicidio, visto che al momento della sparatoria era seduto accanto a Tupac e se avesse voluto ucciderlo non lo avrebbe di certo fatto quando gli era così vicino. È altrettanto irrealistico che l'obiettivo della sparatoria fosse lo stesso Suge perché in quel caso gli omicidi avrebbero affiancato la BMW di Knight da sinistra (cioè dal lato del guidatore) e non da destra dove avrebbero avuto più difficoltà a colpire il proprio obiettivo.

In realtà il team non riesce a dipanare il dubbio, perché ognuna delle piste seguite si scontra contro l'impossibilità di essere dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. In ogni caso nell'ultima puntata i quattro fanno una scoperta davvero notevole. Pochi giorni dopo la morte di Orlando Anderson nel 1998 fu rivenuta nel giardino di casa della ragazza di un amico di Orlando una pistola che sarebbe compatibile con quella dell'omicidio di Tupac. Secondo Crump la polizia di Los Angeles ha nascosto per anni questa informazione ai colleghi di Las Vegas, ma ovviamente il tutto è ancora da dimostrare, in modo che non riaprissero un'indagine dei pericolosi contorni razziali, visto che l'argomento è particolarmente sentito nella città californiana che vide il caso di OJ Simpson, le rivolte del 1992 e il pestaggio di Rodney King.

Rispetto a quando noto precedentemente la serie aggiunge comunque un dettaglio importante. Secondo il racconto di Frank Alexander, la guardia del corpo di Tupac che viaggiava sull'auto dietro a quella di Suge Knight, la BMW di Knight fu affiancata a sinistra da un gruppo di ragazze su una Chrysler che attirò l'attenzione di Tupac pochi istanti prima che la Cadillac degli assassini lo affiancasse sulla destra. La stessa sequenza di eventi è narrata nel biopic All Eyez on Me del 2017. Al contrario secondo questa serie televisiva la Chrysler affiancò l'auto di Knight sulla destra, appena prima che sopraggiungesse la Cadillac bianca. Crump ha identificato tre delle quattro donne che viaggiavano sull'auto e anche loro hanno raccontato di aver affiancato la BMW sulla destra. Secondo la versione di Alexander le ragazze sulla Chrysler distrassero Tupac e il suo entourage, ovviamente involontariamente, per il tempo sufficiente che consentì alla Chrysler di avvicinarsi a loro. Se da un lato è molto difficile che le tre donne ricordino male dove si trovassero, è altrettanto improbabile che Frank Alexander si sia confuso su un dettaglio così importante. Purtroppo su questo dettaglio la serie TV ha gettato più confusione che chiarezza.

Secondo la serie TV, la Chrysler delle quattro donne è quella che abbiamo cerchiato in rosso.
In ogni altra ricostruzione precedente la Chrysler era sulla corsia di sinistra.

In conclusione questo documentario in sei parti non riesce a dipanare i misteriosi fatti di quella notte, dando uguale rilevanza a teorie realistiche e ad altre completamente fantasiose. E se questo è il livello delle indagini dopo oltre due anni dalla morte del rapper è molto improbable che si giunga mai a una conclusione di questa triste vicenda.

mercoledì 6 novembre 2019

Tarja - In The Raw

La discografia solista di Tarja Turunen si può facilmente dividere in tre fasi: una prima in cui ha continuato a far rivivere i fasti dei Nightwish delle origini, una seconda iniziata nel 2016 con una svolta verso il pop, e parallelamente alla prime due una terza in cui ha inciso dischi di musica classica e lirica. Il nuovo In The Raw si colloca sicuramente sulla strada pop iniziata con gli album The Brightest Void e The Shadow Self di tre anni fa; questo disco contiene infatti dieci tracce sempre più lontane dal symphonic metal degli esordi ma pur sempre di ottima fattura, ricche di spunti e di commistioni interessanti.

L'album si apre con Dead Promises che vede come ospite Björn Strid dei Soilwork, il pezzo era stato pubblicato prima dell'uscita dell'album accompagnato da un video e la scelta è incomprensibile, visto che si tratta dell'unica traccia dell'album che ci saremmo volentieri risparmiati. Fortunatamente il passo falso è presto dimenticato grazie alla bellissima e Goodbye Strangers che vede come ospite Cristina Scabbia dei Lacuna Coil che in questo brano mette il luce doti canore che non emergono praticamente mai nelle sue produzioni con il gruppo milanese, e ovviamente viene da chiedersi perché servisse Tarja per tirare fuori il meglio dalla nostra Cristina.

Il resto del disco propone una predominanza di brani leggeri e di facile ascolto, come Tears in Rain, Serene e Shadow Play. Tra i pezzi migliori del disco troviamo anche You and I e Railroads in cui Tarja regala qualche tocco di canto lirico nei ritornelli. Nell'album sono presenti anche due pezzi molto più lunghi degli altri. Il primo di essi è la bellissima ballad The Golden Chamber, una lunghissima ballad con influenze new age in cui per circa tre minuti Tarja esegue un maestoso vocalizzo, per la restante parte il pezzo ha solo due strofe di cui la seconda il finlandese. Il secondo pezzo che supera i sette minuti è Spirits of the Sea, anch'essa lentissima e ricca di suggestioni new age. Completa l'album Silent Masquerade che vede la presenza come ospite di Tommy Karevik, vocalist dei Kamelot e dei Seventh Wonder, che duetta con Tarja eseguendo le voci basse mentre la soprano fa quelle alte.

In sintesi, In The Raw è l'ennesimo capolavoro di questa straordinaria artista che in oltre due decadi non ha mai sbagliato un colpo. Con questo disco Tarja conferma la sua straordinaria ecletticità, non solo come interprete ma anche coma autrice perché fino ad ora non aveva mai sconfinato nel new age. mentre questa volta l'ha fatto e con ottimi risultati. In The Raw è sicuramente uno degli album migliori di questo 2019 ed è anche uno dei migliori lavori di una cantante che non smette mai di stupire.

giovedì 31 ottobre 2019

Il patto con il diavolo di Robert Johnson

Si ringrazia Bruce Conforth, coautore del libro "Up Jumped the Devil: The Real Life of Robert Johnson", per la consulenza fornita durante la stesura di questo articolo.

La leggenda più longeva e oscura nel mondo della musica moderna è quella secondo cui il bluesman Robert Johnson avrebbe venduto l'anima al diavolo in cambio della capacità di suonare la chitarra come nessun altro. Questa leggenda nasce da un racconto di un altro bluesman dell'epoca, Eddie "Son" House, secondo cui Johnson sarebbe stato un musicista particolarmente scarso fino all'età di sedici anni, quando sparì dalla zona del delta del Mississippi per un periodo compreso tra un anno e mezzo e due anni e al suo ritornò aveva capacità musicali che suscitavano l'invidia di tutti gli altri chitarristi.


Robert Johnson era nato a Hazlehurst, un paese rurale del Mississippi, nel 1911 e dall'età di otto anni visse con la madre vicino alla città di Tunica, nell'area del delta del Mississippi. La leggenda narra che a sedici anni Robert tornò al suo paese natale dove imparò a suonare la chitarra da un uomo misterioso, vestito di nero, con il quale si incontrava nel cimitero del paese a mezzanotte. Al quel tempo storie di musicisti che vendevano l'anima al diavolo non erano rare. Pochi anni prima, infatti, un altro chitarrista chiamato Tommy Johnson (non parente di Robert, nonostante l'omonimia) raccontò al fratello di aver venduto l'anima al diavolo in cambio della capacità di suonare la chitarra e nel 1925 la cantante Clara Smith del South Carolina scrisse e incise il pezzo Done Sold My Soul To The Devil.

A parte la leggenda, che Robert Johnson abbia compiuto un viaggio a Hazlehurst che lo portò lontano dal delta per quasi due anni è effettivamente vero. Robert probabilmente stava cercando il suo vero padre, ma oltre a questi era in cerca di un famoso chitarrista noto per le sue capacità tecniche a cui voleva chiedere che gli insegnasse a suonare. Quest'uomo ha un nome e un cognome e la sua vita non è per niente avvolta nel mistero. Il suo nome era Isaac Zimmerman, detto Ike, il cui cognome è alle volte scritto come Zinneman, Zinnerman, Zinman o Zinemon, anche se lui lo scriveva con due "m" e la stessa grafia è riportata nei censimenti fin dal secolo precedente.

Ike Zimmerman era un operaio, e non un agricoltore o un mezzadro come alle volte riportato, e proprio grazie alla sua occupazione poteva comprarsi chitarre che altri suoi contemporanei non potevano permettersi. Zimmerman viveva con la moglie Ruth e i loro sette figli, un maschio e sei femmine, in una shotgun house vicino al cimitero del paese. Come riportato dalla figlia di Ike Zimmerman, Loretha Zimmerman, al biografo Bruce Conforth, il padre accolse Robert in casa propria ed era solito dargli lezioni di chitarra di notte al cimitero. Secondo la figlia la scelta del luogo e dell'orario notturno non aveva significati oscuri, ma la scelta del padre fu dettata dalla volontà di trovare un posto silenzioso e dove non ci fosse nessuno oltre a lui e Johnson in modo da non essere disturbati.

Secondo la leggenda Zimmerman e Johnson si sarebbero incontrati ad un incrocio per siglare il proprio patto, ma Loretha ha chiarito che tra la casa dove abitava con i suoi genitori e il cimitero non c'era nessun incrocio e quindi l'aggiunta di questo dettaglio alla leggenda deve essere di carattere allegorico; con l'incrocio come simbolo di scelta della strada da seguire.

Chi crede alla leggenda aggiunge che nel brano Up Jumped the Devil Robert Johnson parlerebbe del suo rapporto con il diavolo. In realtà il titolo del brano, pubblicato postumo nel 1939, è Preachin' Blues (Up Jumped The Devil) e quindi il riferimento al demonio è presente solo nel sottotitolo; il testo del brano inoltre non parla assolutamente del diavolo, ma parla della musica blues. Inoltre Up Jumped the Devil era un titolo già utilizzato per una melodia di violino incisa negli anni 20 da almeno orchestre jazz.

Il presunto patto con il diavolo di Robert Johnson non ha quindi nulla di misterioso, per il semplice fatto che non ci fu mai nessun evento del genere. Purtroppo ad oggi Robert Johnson è ricordato più per le leggende sulla sua vita che non per la sua musica e sarebbe opportuno finalmente che si tornasse a studiare e conoscere la sua breve ma fondamentale discografia lasciando da parte fantasiosi patti demoniaci.



Fonti:

  • Up Jumped the Devil: The Real Life of Robert Johnson di Bruce Conforth e Gayle Dean Wardlow (2019)
  • Escaping the Delta: Robert Johnson and the Invention of the Blues di Elijah Wald (2012)
  • Ike Zimmerman: The X in Robert Johnson’s Crossroads di Bruce Conforth (2008)

lunedì 21 ottobre 2019

Collective Soul - Hints Allegations and Things Left Unsaid

Il 1993 fu un anno di transizione per il mondo del rock; il grunge dominava le classifiche mentre qualche gruppo influenzato dal Seattle sound avviò quello che fu da lì a poco noto come post grunge. Una di queste formazioni che proveniva dal profondo sud degli USA sono stati i Collective Soul che proprio in quell'anno pubblicarono il loro primo album intitolato Hints Allegations and Things Left Unsaid. Il primo album del gruppo guidato da Ed Roland offre un'ottima mescolanza di alt rock, post grunge e pop rock con quattordici tracce leggere e divertenti, ricche di melodia e di chitarre acustiche.

L'album si apre con Shine che resta ad oggi il più grande successo dei Collective Soul e il cui suono è smaccatamente grunge proprio perché grazie ai passaggi radiofonici doveva al tempo attirare l'attenzione del pubblico. Il resto del disco alterna momenti più grintosi come Goodnight Good Guy, Breathe e Love Lifted Me che sono i pezzi più simili al sound di Seattle, fino a brani più leggeri ed eterei come Wasting Time e Heaven's Already Here.

È difficile in questo disco individuare tracce migliori di altre perché tutto l'album si lascia ascoltare con piacere grazie anche ai diversi stili che la musica dei Collective Soul tocca. Nel disco troviamo infatti anche la strumentale Pretty Donna realizzata con solo piano, trombone e archi che regala un vero pezzo di musica classica in un disco rock, e la sperimentazione dei Collective Soul non si esaurisce qui grazie anche ai tocchi punk di Scream e alle venature AOR di All. Tra i momenti migliori del disco spicca anche la ballad melodica Sister Don't Cry, il cui rimando a Watching The Wheels di John Lennon è decisamente esplicito.

La copertina dell'edizione della Rising Storm Records
La versione originale dell'album su CD della Rising Storm Records (che ha una copertina leggermente diversa dalle altre edizioni) contiene anche la ballad di chiusura Beautiful World contraddistinta da percussione acustiche.

Hints Allegations and Things Left Unsaid è ad oggi il primo dei dieci album pubblicati dai Collective Soul tra il 1993 e il 2019 e nonostante non godano del blasone di altre band nate negli anni 90 restano una delle realtà più interessanti e prolifiche di quel decennio. Negli anni la band ha visto molti cambi di formazione e attualmente della lineup originale restano solo i fratelli Roland, il cantante Ed e il chitarrista Dean. Il più recente album dei Collective Soul è Blood uscito quest'anno che regala dieci tracce di ottimo rock melodico, a riprova del fatto che nonostante il loro successo internazionale si limiti a Shine il gruppo è ancora attivo e produttivo e merita sicuramente di essere riscoperto.

martedì 15 ottobre 2019

La discografia degli N.W.A

Nonostante la loro carriera come band sia durata solo quattro anni, gli N.W.A sono uno dei gruppi più rappresentativi e influenti della scena hip-hop della West Coast e oltre alle loro incisioni collettive i membri di questa crew vantano tutti successi notevoli anche nelle loro carriere soliste.


La carriera degli N.W.A iniziò nel 1987, quando il gruppo era composto da Arabian Prince, DJ Yella,
Dr. Dre, Eazy-E e Ice Cube. La prima pubblicazione discografica degli N.W.A è il singolo Panic Zone del 1987 la cui copertina mostra una foto di gruppo in cui compaiono anche rapper associati agli N.W.A che comunque non ne hanno mai fatto parte e che non compaiono all'interno dei disco. Il singolo contiene la title track oltre a Dope Man (in due versioni) ed 8ball (anch'essa in due versioni). Rispetto ai brani più noti degli N.W.A i pezzi del primo 45 giri sono sorprendentemente elettronici e sono caratterizzati da un approccio meno rabbioso rispetto le loro incisioni successive e fortemente influenzato dal suono della East Coast.

Nello stesso anno uscì la compilation N.W.A. and the Posse che conteneva i tre pezzi del singolo più altre tracce di altri artisti prodotti da Dr. Dre ma slegati dagli N.W.A. Sia sul singolo sia sulla compilation il nome del gruppo è scritto N.W.A. (con un punto anche dopo la A) anche se in tutti i dischi successivi sarà scritto N.W.A (senza punto alla fine).

Il primo album intero degli N.W.A risale all'anno precedente ed quello che resta ad oggi il loro più grande successo. Straight Outta Compton uscì l'8/8/88 e per l'occasione la formazione del gruppo si arricchì della presenza di MC Ren. Il disco contiene quasi tutti i più grandi successi della band come la title track, Fuck Tha Police, Gangsta Gangsta e una nuova versione di Dopeman (qui scritto in una parola sola). In questo primo album il gruppo raggiunge le proprie sonorità distintive con basi aggressive e ossessive su cui si alternano al microfono i vocalist che con il loro rap furente cantano di solito una strofa ciascuno.

Dopo l'uscita del primo album il gruppo iniziò a incontrare i primi problemi di formazione, con Ice Cube che lasciò il gruppo non sentendosi riconosciuto il proprio ruolo di principale autore dei pezzi. Nel 1990 uscirono sia AmeriKKKa's Most Wanted, primo album solita di Ice Cube, sia 100 Miles and Runnin', EP degli N.W.A che mostrarono come la fuoriuscita del proprio membro più famoso non scalfì la qualità delle loro produzioni. Il disco contiene infatti cinque ottime tracce tra cui la title track, che nella seconda strofa parla proprio dell'allontanamento volontario di Ice Cube, Real Niggaz e Sa Prize (Part 2) che rappresenta il seguito ideale di Fuck Tha Police.

Con la stessa formazione di 100 Miles and Runnin', gli N.W.A tornarono in studio l'anno successivo per incidere l'album Efil4zaggin, il cui titolo letto al contrario diviene Niggaz 4 Life. Anche questo secondo album contiene alcuni dei brani più famosi del gruppo come Alwayz into Somethin', Appetite for Destruction e Approach to Danger. Pur mantenendo lo stile tipico degli N.W.A, in questi disco i ritmi si fanno più lenti gettando le basi del G-funk che in seguito vedrà esponenti di spicco come Snoop Doggy Dogg, Nate Dogg e lo stesso Dr. Dre.

Il gruppo si sciolse poco dopo l'uscita di Efil4zaggin e da allora uscirono molte compilation dei maggiori successi del gruppo che spesso includono anche incisioni soliste, pezzi di rapper associati o di altri gruppi di cui i membri degli N.W.A fecero parte durante le loro carriere, come ad esempio i Westside Connection, terzetto composto da Ice Cube, Mack 10 e WC che realizzò due album tra il 1996 e il 2003.

Le uniche reunion del gruppo avvennero nel 1999 quando Ice Cube, MC Ren e Dr. Dre usarono il nome storico degli N.W.A per la traccia Chin Check inserita nella colonna sonora del film Next Friday interpretato dallo stesso Ice Cube; per l'occasione i tre reclutarono anche Snoop Dogg, tuttavia sul CD il pezzo è attribuito ai soli N.W.A, come se Snoop in quell'occasione facesse parte del collettivo.

L'anno seguente Ice Cube, MC Ren e Dr. Dre tornarono insieme anche per registrare la traccia di apertura Hello dell'album solista di Ice Cube War & Peace - Vol. 2 (The Peace Disc) e ad oggi quella resta l'ultima, seppure non ufficiale, reunion degli N.W.A.

Per quanto la carriera degli N.W.A sia stata molto breve restano tra gli artisti più importanti della storia dell'hip-hop; si deve a loro l'aver spostato l'importanza del mondo del rap da New York a Los Angeles nei primi anni 90, l'aver aver avviato le carriere di Dr. Dre e Ice Cube e l'aver reso mainstream il gangsta rap. Dr. Dre ha inoltra una lunga carriera da produttore di rapper come Eminem, 2pac, Xzibit e 50 Cent e ha collaborato anche con musicisti R&B come i Blackstreet o Mary J. Blige. Gli N.W.A hanno quindi lasciato un'impronta che perdura nella musica odierna e la black music dei decenni successivi non sarebbe stata la stessa se non fosse stato per questa crew californiana.

lunedì 30 settembre 2019

Ini Kamoze - Ini Kamoze

Il 1984 ha visto l'esordio discografico del musicista reggae Ini Kamoze con il suo primo album che porta il suo stesso nome. Il disco è composto di sei tracce di puro dancehall, grezzo e diretto con qualche nota di rock psichedelico.

Come in tutti i suoi album successivi, Ini Kamoze ha scritto tutti i pezzi dell'album, ma in fase di registrazione si limita a cantare con una voce che risulta un po' acerba e molto lontana dalla maturità e profondità che mostrerà in futuro nei suoi successi migliori come Here Comes The Hotstepper. Al basso e alla batteria troviamo il leggendario duo di di produttori giamaicani Sly & Robbie che all'epoca avevano già all'attivo quattro album e che in futuro avrebbero collaborato con Kamoze per i due album successivi Statement, anch'esso del 1984, e Pirate del 1986.

Tra i pezzi migliori dell'album troviamo World-A-Music, che nel 2005 è stata campionata da Damien Marley (figlio del re del reggae Bob Marley) nella title track del suo album Welcome to Jamrock, e la più melodica Wings With Me in cui Ini Kamoze mostra qualche dote canora in più che nel resto del disco.

Questo album fu pubblicato in un periodo in cui il dancehall viveva un nuovo periodo di splendore, grazie non solo ai musicisti giamaicani ma anche a gruppi della Gran Bretagna come gli Aswad o gli UB40 (soprattutto nei remix pubblicati come b-side) che diedero nuovo lustro al genere. Purtroppo per ottenere un po' di visibilità nelle classifiche e nei passaggi televisivi, Ini Kamoze dovette attendere la metà degli anni 90 con il suo album di maggior successo Lyrical Gangsta del 1995, eppure anche le sue produzioni precedenti offrono musica reggae di livello altissimo, come conferma questo suo album di debutto che merita sicuramente di essere riscoperto.

sabato 21 settembre 2019

Pierre Edel - Live in Moscow 2018

The original Italian text is available here.

French vocalist Pierre Edel can't be described as "former competitor of The Voice" anymore, because his musical activity proceeds both live and in studio with deserved success. On September 21, Pierre published on YouTube the video of the concert he held in September 2018 at the Mezzo Forte Club in Moscow, where he entertained the audience with rock and roll classics for over an hour.


The band led by Pierre Edel is composed by Dmitry Ursul on guitar, Kirill Zelepukhin on keyboards, Anton Chuiko on bass, Michael Sorokin on drums and two extraordinary singers such as Anna Solo and Lera Green. The team is backed by the sound engineer Igor Baidikov.

During the concert Pierre Edel performs a selection of historical pieces taken from rock and hard rock music of the 70s and 80s, from Bon Jovi to Deep Purple through Styx and David Lee Roth. The band moves perfectly on stage and in each songs Pierre shows off his unmistakable voice, powerful and able to reach very high notes. In addition to the excellent voice of the leader, the two girls also stand out and they immediately give proof of their abilities in Bad Medicine and reiterate them in Hold the Line in which each of them sings a verse leaving the chorus to Pierre.

The concert sees a predominance of fast tracks, with the only exception of Feels Good to Me by Black Sabbath, in which Pierre proves he can compare with Tony Martin. In the setlist, Pierre adds just one blues song with Joe Bonamassa's The Ballad of John Henry, leaving unaltered its psychedelic taste; thanks to the long instrumental parts the song highlights the excellent skills of all musicians, which Pierre introduces with short interviews mounted inside the video between each song and the next one.

The only new song in the setlist is the powerful Rock 'n' Roll Slave (written by Pierre Edel and Dmitry Ursul), a gritty and vibrant AOR piece in full 80's style that allows Pierre, more than the covers, to show his vocal skills. The singer closes the concert with two very strong Deep Purple tracks such as I Can't Do It Right and Burn (which in an interview he said is one of his favorite songs) that surely leave a lot of energy in the audience and a great memory.

Burn fades with the closing credits of this concert by one of the best rock voices in recent years. And at the end of the vision, this video leaves the certainty that the voice is hot, the shape is dazzling and we just have to wait for the next record of new works by this phenomenal singer.