mercoledì 13 giugno 2018

Ancestral - Master of Fate

Master Of Fate è il secondo album dei siciliani Ancestral, che segue di dieci anni il loro precedente intitolato The Ancient Curse. Il quintetto di Castelvetrano vede in questo secondo disco, pubblicato nel 2017, due importanti cambi di formazione con l'ingresso di Carmelo Scozzari alla chitarra e Jo Lombardo (già vocalist degli Orion Riders e dei Metatrone) alla voce, che sostituiscono rispettivamente Giovan Battista Ferrantello e Mirko Olivo. I due si uniscono al resto del gruppo composto da Domiziano Mendolia al basso, Alessandro Olivo alla chitarra e Massimiliano Mendolia alla batteria.

L'album è composto di dieci tracce di ottimo power metal di altissima qualità che posiziona a pieno titolo la band tra i migliori interpreti al mondo di questo genere, grazie alle incredibili capacità degli strumentisti e alla straordinaria voce di Lombardo che dimostra di avere una potenza e un'estensione, soprattutto verso l'alto, che pochissimi altri possono vantare. Le sonorità degli Ancestral sono ispirate ai mostri sacri del power europeo come gli Helloween o i Blind Guardian condendolo con molti inserti melodici che attingono al contempo dalla NWOBHM e dal power americano.

L'album parte con l'ottima Back To Life contraddistinta da pesanti venature AOR ottantiane. Subito dopo segue la potente Wind Of Egadi ricca di assoli di chitarra e di scream da parte del vocalist che qui regala una delle sue performance migliori. Atmosfere vicine all'AOR si trovano anche nella bellissima title track, impreziosita da contaminazioni di stili diversi e da qualche tocco melodico in più, che è sicuramente il pezzo migliore del disco e non è un caso che il gruppo abbia scelto proprio questa per dare il titolo all'intero LP. Tra i pezzi più influenzati dall'AOR spicca anche la power ballad No More Regrets, che rallenta notevolmente i ritmi rispetto al resto del disco.

Nell'album troviamo anche qualche influenza thrash con Seven Months of Siege in cui il cantato e gli scream di Lombardo sembrano ispirati, con successo, ai giorni migliori di Neil Turbin. Tracce di thrash arricchiscono anche la strumentale Refuge Of Souls che coniuga la velocità a qualche riff più morbido in stile hair metal anni 80.

L'album vanta anche la presenza di un ospite d'eccezione, con Fabio Lione che affianca Lombardo nella ruggente Lust for Supremacy: i due si alternano nelle strofe e duettano nel ritornello con Lione che fa le voci basse (nel suo solito stile epico) e Lombardo che interpreta quelle alte.

In chiusura troviamo On the Route of Death e From Beyond che riportano allo stile teutonico del power metal europeo e non stupisce quindi che per chiudere l'LP la band abbia scelto la cover di Savage degli Helloween che non compare in nessun album del gruppo tedesco ma che è il B-side di Dr. Stein dall'album Keeper of the Seven Keys - Part II. Lombardo si confronta così con la performance di Micheal Kiske uscendone a testa alta e regalando un'interpretazione molto più matura di quella del cantante originale che all'epoca aveva solo vent'anni.

In sintesi Master of Fate è uno dei migliori dischi di power metal del nostro paese e regge benissimo il confronto con le band più blasonate al mondo, ed è un vero mistero come questo disco non sia al vertice delle classifiche di vendita, perché convince sotto ogni punto di vista, con dei musicisti di altissimo livello sia dal punto di vista interpretativo sia da quello autorale e grazie alla presenza di un cantante tra i migliori del pianeta. E il connubio di questi fattori e dei vari stili in cui il gruppo si cimenta rendono quest'album un'opera ricca e imprescindibile per gli amanti del metal di ogni genere.

martedì 5 giugno 2018

Amanda Somerville's Trillium - Tectonic

Il 2018 vede il ritorno dei Trillium, il gruppo metal capitanato dalla straordinaria Amanda Somerville, con un nuovo album intitolato Tectonic che esce a sette anni di distanza dal precedente Alloy. In questi sette anni la cantante ha pubblicato una quantità impressionante di album tra collaborazioni ed innumerevoli progetti paralleli tra i quali ci limitiamo a citare Kiske/Somerville, con l'ex cantante degli Helloween con Michael Kiske, le Exit Eden, quartetto di quattro delle migliori voci del symphonic metal, gli HDK, band guidata dal marito di Amanda e chitarrista Sander Gommans e gli Avantasia che di certo non hanno bisogno di presentazioni.

Tectonic è composto di dieci tracce basate, come è ovvio e naturale, sulla portentosa voce di Amanda che al mondo non ha eguali e pochissime che le si possono avvicinare, e le basi strumentali ricche di suoni potenti e di distorsioni sembrano scritte apposta per valorizzarla.

L'album presenta una preponderanza di pezzi energici e aggressivi in cui Amanda dà piena prova della propria potenza vocale e della propria estensione. Il brano di apertura Time To Shine mostra subito gli ingredienti distintivi di Tectonic, con un suono energico e sostenuto ma anche ricco di melodia e di valori positivi. Atmosfere simili si trovano nella seguente Stand Up, nella potente Hit Me e nella graffiante Full Speed Ahead. E basta un ascolto, anche singolo, a uno dei ritornelli delle ultime due per capire come in questo disco Amanda sia nella forma migliore che ha mai incontrato nella sua pur straordinaria carriera.

Tectonic offre un ventaglio musicale che attinge anche dall'AOR ottantiano con la quinta traccia Fighting Fate e anche da sonorità più teatrali con la straordinaria Cliché Freak Show che presenta contrasti di grande effetto tra le strofe recitate i ritornelli cantanti con la consueta maestria. La musica dei Trillium sconfina anche nel gothic con Nocturna, che rallenta notevolmente i ritmi rispetto al resto del disco per assestarsi su atmosfere più crepuscolari. Completano il disco la veloce e incalzante Shards, la straziante Fatal Mistake dedicata all'ex tastierista dei Trillium Simon Oberender morto suicida e la bellissima traccia di chiusura Eternal Spring, power ballad che mostra come Amanda Somerville sappia coniugare potenza e dolcezza come nessun'altra.

Tectonic è in sintesi un album ottimo, che convince sotto ogni punto di vista ed è forse il miglior album della ricchissima discografia di Amanda Somerville e quello che mette in luce maggiormente le straordinarie caratteristiche della sua voce che nonostante sia già a livelli stellari sembra migliorare da ogni disco al successivo. Questo nuovo lavoro dei Trillium è sicuramente uno degli album migliori di quest'anno e siamo sicuri che non passerà molto tempo prima che Amanda sfoderi un altro disco in cui supererà anche questa vetta.

giovedì 31 maggio 2018

An interview with Amanda Somerville

An Italian translation is available here.

Multifaceted and hyper-productive metal singer Amanda Somerville is back with the new album by Trillium, the band she fronts, called Tectonic which is being published these days. To discuss her new work and her other projects, Amanda accepted our proposal for an interview that we are offering our readers today.

We would like to thank Amanda for her kindness and availability.


125esima Strada: Hi Amanda, first of all thanks for the time you are giving us. Let's speak about Trillium's new album Tectonic first. To me it's outstanding and it's maybe your best record so far, how was this record conceived and written?

Amanda Somerville: Thank you for your interest and I’m very happy to hear you appreciate Tectonic! It was quite the labor of love, taking a long time to create. In the time since Alloy came out, I got married, had three kids, went on many tours and released several other albums, like Kiske/Somerville and Exit Eden, so there was a lot going on. Tectonic is a lot about all of what went on in those years and trying to make room for everything in my life, especially the big change of becoming a mother. I think it’s always life-changing and a huge adjustment to have a child, no matter who you are, but combining a career - especially a music career - with that is an incredible challenge. The first year after my first daughter, Lana, was born, I pretty much only wrote lullabies and silly children’s songs. Full Speed Ahead has a lot of race car metaphors in it, but it’s basically about me waking up one morning and realizing, "Whoa. I need to get back to myself as a songwriter and serious musician!"

My husband, Sander, and I wrote, produced and recorded everything you read and hear on the album almost entirely on our own. It was a major undertaking and yet immensely gratifying because we work so well together and love what we do. We are both really happy with how it turned out. For many songs, Sander had composed and tracked instrumental demos that we then reworked together and I wrote the lyrics and vocal lines to. Sander was in charge of the main part of the the production to get the instrumentals polished up. There were some songs that began differently, like Shards, which I had written and recorded as a piano-vocal demo and then we re-worked the arrangement and Sander laid down the instrumental tracks. Nocturna began as an acoustic guitar-vocal demo by a friend of mine from my hometown in Flint, Michigan, named Ashley Peacock. But everything ended in the same way, with hard work and wonderful musicians, just as you hear it on the album!

Of course there’s the geological definition in relation to a figurative meaning in my life as a reason for my naming the album Tectonic, but it’s also having to do with art and architecture and the combination of various elements in order to make a new work of art or structure. This album is combining so many elements and experiences from my life that span the last seven years that it’s really an incredible structure for me to present to everyone. I’m so very proud of it.


125esima Strada: Is there any song in Tectonic you like better than the others? If so, why?

Amanda Somerville: You know, it’s always been difficult for me to choose favorites amongst my songs because they’re kind of like children to me. They’re all special to me for different reasons, so I’ll just take a few as examples and tell you why.

Time To Shine - I chose this to be the opener because I think it epitomizes what I set out Tectonic to be: heavy sounding with a positive and uplifting spirit. It’s about keeping on working to fulfill your dreams, staying true to yourself in the process and not letting anyone stand in the way.

Shards - This could have been the opening track because it’s really the song that transitions the restlessness and emotions from Alloy, leaving that behind and beginning anew with everything in Tectonic. I love the song and it means so much because, after writing it, I felt free of all of the darkness in Alloy.

Fatal Mistake - This is probably the saddest and heaviest song on Tectonic and I will NEVER play it live because it was so difficult to even record for me, but I still love it. My music is like therapy to me and my songs are like a journal in many ways, this being no exception. I wrote it after my friend and bandmate Simon Oberender committed suicide just before we were going on tour with Trillium in 2012. Tectonic is dedicated to him.


125esima Strada: My favorite song is Eternal Spring because it shows both sides of your voice: the power and the sweetness. What's the story behind this song?

Amanda Somerville: That’s wonderful, thank you! I co-wrote that with Yves Huts, who was the original bass player in Epica, along with another song that’ll probably be on my next solo album (whenever that’ll get done!). He sent me the instrumental demo track and then I wrote lyrics and the vocal lines and tracked some vocals. He really liked it and actually ended up using it as a wedding song for his brother. It’s definitely a love song!


125esima Strada: If we compare Tectonic to Alloy it seems that this new record is more metal oriented. Do you agree? If so, what's the choice behind this?

Amanda Somerville: Yes, definitely. My husband is the metal child of all metal children and so anything he touches is bound to end up very “metalized”! Haha! Since my background is really more folk / pop / rock, that’s how most of my songs start out sounding. I’m also a piano player, not a guitar player, so my songs needed him to bring out the edge and create a heavier sound. We both wanted this album to be more “pure” in the metal genre than Alloy was, which was kind of a mixing transition for me.


Amanda Somerville: How do you explain that your pop and jazz oriented solo records are so different from Trillium's albums and from pretty much everything else that you do?

Amanda Somerville: Well, that was really how I grew up as a musician and is my foundation, where I come from. Even though I’ve lived in Europe for many years and I’m fluent in various languages, my mother tongue is and always will be English. I feel that’s very similar to my musical path; I’ll always be a “singer-songwriter,” but I’ve also added hard rock and metal to my musical being.


125esima Strada: One of my favorite records of yours is Heroes Temporis by Magni Animi Viri. How did you get involved in that project and how do you like the original Italian version?

Amanda Somerville: Oh, yes, that’s really a great album. I got involved just like I have with many other bands and projects; Giancarlo [Trotta, producer of Heroes Temporis -- Ed.] contacted me and asked if I would like to be a part of his project. He sent me the original songs and I thought they were really beautiful. I think the original versions are amazing! What a voice Ivana Giugliano has! Really incredible.


125esima Strada: Talking about another of your current projects, will there ever be a second Exit Eden album?

Amanda Somerville: Yes, as a matter of fact, we’re recording it right now!


125esima Strada: I remember you mentioning more the once that you don't consider yourself a metal girl, so apart from metal what other kinds of music do you like?

Amanda Somerville: Haha! Well, I’ve become much more of a “metal girl” than I ever thought I would and have really embraced it. There’s really also no escaping it, living with my husband! I love jazz, specifically old-school, big band and modern easy listening jazz. I also love pop, rock and singer-songwriters like Tori Amos, Imogen Heap and Sarah McLachlan.


125esima Strada: Who are your all time favorite musicians?

Amanda Somerville: Paul Simon is my all-time favorite musician and songwriter. I met him once a long time ago in Hamburg and it was so embarrassing; I was a total fan-girl fail. He actually told me, “It’s all right, it’s all right. Calm down now.” Oh, my God!


125esima Strada: Thanks again, Amanda! It was a privilege speaking to you.

Amanda Somerville: Thank you and all the best!

Intervista ad Amanda Somerville

L'originale inglese è disponibile qui.

La poliedrica e iperproduttiva cantante metal Amanda Somerville è tornata con il nuovo album dei Trillium, la band di cui è la voce principale, intitolato Tectonic che viene pubblicato in questi giorni. Per discutere del suo nuovo lavoro e dei suoi altri progetti, Amanda ha accettato la nostra proposta di un'intervista che offriamo oggi ai nostro lettori.

Ringraziamo Amanda per la sua cortesia e disponibilità


125esima Strada: Ciao Amanda, anzitutto grazie per il tempo che ci stai dedicando. Parliamo come prima cosa del nuovo album dei Trillium Tectonic. Secondo me è ottimo ed è forse il tuo miglior disco fin qui, come è stato concepito e scritto questo disco?

Amanda Somerville: Grazie per il tuo interesse e sono molto felice di sapere che ti piace Tectonic! E' stato davvero un lavoro fatto con amore, la cui creazione ha richiesto molto tempo. Nel tempo che è trascorso da quando è stato pubblicato Alloy mi sono sposata, ho fatto tre figli, sono stata in molti tour e ho pubblicato molti altri album, come Kiske/Somerville ed Exit Eden, quindi sono successe molte cose. Tectonic parla di tutto ciò che è successo in quegli anni e del tentativo di far posto per tutto nella mia vita, specialmente il grande cambiamento di essere madre. Credo che ti cambi sempre la vita e richiede un grande adeguamento avere un figlio, indipendentemente da chi sei, ma combinarlo con una carriera (in particolare una carriera musicale) è una sfida incredibile. Nel primo anno dopo che è nata mia figlia, Lana, ho scritto quasi solo ninne nanne e canzoni sciocche per bambini. Full Speed Ahead contiene molte metafore relative alle corse automobilistiche, ma di base parla di me che mi sveglio una mattina e penso "Whoa. Devo tornare a scrivere canzoni e a fare la musicista seria!"

Io e mio marito, Sander, abbiamo scritto, prodotto e registrato tutto ciò che leggi o senti nell'album quasi completamente da soli. E' stata una grande impresa ma anche immensamente gratificante perché lavoriamo molto bene insieme e amiamo ciò che facciamo. Siamo entrambi molto contenti di come è venuto. Per molti dei pezzi, Sander ha composto e inciso le demo strumentali che abbiamo rielaborato insieme e su cui io ho scritto i testi e le linee vocali. Sander aveva il compito della parte principale della produzione per rifinire le basi strumentali. Ci sono altre canzoni che sono nate in un altro modo, come Shards che ho scritto e registrato come una demo piano e voce e di cui poi abbiamo rielaborato l'arrangiamento e Sander ha scritto le tracce strumentali. Nocturna è nata come una demo chitarra e voce di un mio amico della mia città natale, Flint nel Michigan, che si chiama Ashley Peacock. Ma tutto si è concluso allo stesso modo, con lavoro duro e bravissimi musicisti, così come lo senti nell'album!

Ovviamente c'è la definizione geologica in relazione a un significato figurato nella mia vita che è il motivo per cui abbiamo intitolato l'album Tectonic, ma riguarda anche l'arte e l'architettura e la combinazione di vari elementi in modo da creare un nuovo lavoro d'arte o strutturale. Questo album combina così tanti elementi ed esperienze degli ultimi sette anni della mia vita che è davvero una struttura incredibile per me da presentare a tutti. Ne sono molto orgogliosa.


125esima Strada: C'è qualche pezzo di Tectonic che ti piace più degli altri? Se sì, perché?

Amanda Somerville: Sai, è sempre difficile per me scegliere dei pezzi preferiti tra i miei perché sono tutti un po' come dei figli per me. Sono tutti speciali per motivi diversi, quindi ti faccio solo qualche esempio e ti spiego perché.

Time To Shine - L'ho scelta come traccia di apertura perché penso che sintetizzi ciò che volevo che Tectonic fosse: con un suono pensante e uno spirito positivo. Parla del lavoro duro per realizzare i propri sogni, essere onesti con sé stessi durante il processo e non lasciare che nessuno si frapponga.

Shards - Avrebbe potuto essere la traccia di apertura perché rappresenta proprio la transizione dalle emozioni e dall'irrequietezza di Alloy, lasciandosi tutto ciò dietro e ripartendo da zero con Tectonic. Adoro questa canzone e per me significa molto, perché, dopo averla scritta, mi sono sentita liberata da tutta la cupezza di Alloy.

Fatal Mistake - Questa è probabilmente la canzone più triste e pesante di Tectonic e non la canterò MAI dai vivo perché per me è stato difficile anche registrarla, ma la adoro lo stesso. La mia musica è come una terapia per me e le mie canzoni sono come un diario sotto molti aspetti, e questa non fa eccezione. L'ho scritta dopo che il nostro amico e compagno di band Simon Oberender si è suicidato appena prima di andare in tour con i Trillium nel 2012. Tectonic è dedicato a lui.


125esima Strada: La mia canzone preferita è Eternal Spring perché mostra entrambi gli aspetti della tua voce: la potenza e la dolcezza. Che storia c'è dietro a questo pezzo?

Amanda Somerville: Che bello, grazie! Lo scritta insieme a Yves Huts, che è stato il primo bassista degli Epica, insieme a un altro pezzo che sarà probabilmente sul mio prossimo album solista (quando mai sarà fatto!). Mi ha mandato la demo strumentale e poi ho scritto il testo e le linee vocali e ho registrato parte della voce. Gli è piaciuto molto e l'abbiamo usata come canzone per il matrimonio di suo fratello. E' decisamente una canzone d'amore!


125esima Strada: Se confrontiamo Tectonic e Alloy sembra che questo nuovo disco sia più orientato al metal? Sei d'accordo? Se sì, che scelta c'è dietro?

Amanda Somerville: Si, sicuramente. Mio marito è il figlio del metal tra tutti i figli del metal e così tutto ciò che tocca è destinato a finire molto "metallizzato"! Siccome il mio background è più folk / pop / rock, molte delle mie canzoni all'inizio suonano così. Inoltre io sono una pianista, non una chitarrista, quindi le mia canzoni hanno bisogno di lui perché ne tiri fuori gli spigoli o per creare un suono più duro. Entrambi volevamo che questo album fosse di un metal più "puro" rispetto ad Alloy, che per me è stato un po' di transizione.


125esima Strada: Come spieghi che i tuoi album solisti orientati al pop e al jazz sono così diversi dagli album dei Trillium e da più o meno qualunque altra cosa tu abbia fatto?

Amanda Somerville: Beh, quello è proprio come io sono cresciuta come musicista e sono le mie fondamenta, da dove arrivo. Anche se vivo in Europa da molti anni e parlo fluentemente molte lingue, la mia lingua madre è e sarà sempre l'inglese. Credo che sia molto simile al mio percorso musicale; sarò sempre una cantautrice, ma ho aggiunto anche l'hard rock e il metal alla mia essenza musicale.


125esima Strada: Uno degli album che preferisco della tua discografia è Heroes Temporis dei Magni Animi Viri. Come sei stata coinvolta nel progetto e cosa pensi della versione italiana?

Amanda Somerville: Oh, sì, è veramente un ottimo album. Sono stata coinvolta come mi succede di solito con altre band o progetti; Giancarlo [Trotta, produttore di Heroes Temporis - N.d.R.] mi ha contattato e mi ha chiesto se volevo far parte del suo progetto. Mi ha mandato le canzoni originali e ho pensato che fossero davvero bellissime. Credo che le versioni originali siano stupende! Che voce che ha Ivana Giugliano! Davvero incredibile.


125esima Strada: Parlando di un altro dei tuoi progetti attuali, ci sarà mai un secondo album delle Exit Eden?

Amanda Somerville: Si, e di fatto lo stiamo registrando proprio adesso!


125esima Strada: Ricordo di averti sentito dire più di una volta che non ti consideri una metal girl, quindi a parte il metal che altri generi musicali ti piacciono?

Amanda Somerville: Haha! Beh, sono diventata una metal girl molto più di quanto pensassi e ho proprio abbracciato questo genere. Non puoi sfuggirne, vivendo con mio marito! Adoro il jazz, nello specifico l'old school, le grandi orchestre e il jazz easy listening moderno. Amo anche il pop, il rock e le cantautrici come Tori Amos, Imogen Heap e Sarah McLachlan.


125esima Strada: Chi sono i tuoi musicisti preferiti di ogni tempo?

Amanda Somerville: Paul Simon è il mio musicista e autore preferito di ogni tempo. Lo incontrai molti anni fa ad Amburgo ed è stato imbarazzante; è stato un vero fan-girl fail. Mi ha proprio detto "Va tutto bene, va tutto bene. Calmati adesso." Oh, mio Dio!


125esima Strada: Grazie ancora, Amanda! E' stato un onore parlare con te.

Amanda Somerville: Grazie a te e ti auguro il meglio!

martedì 29 maggio 2018

Horus Black - Simply

Horus Black è un giovanissimo cantante esordiente il cui primo album intitolato Simply ha da poco visto la luce. Il disco è composto da dieci tracce caratterizzate fortemente dalla singolare voce del cantante che è ispirata in modo molto evidente al re del rock and roll, Elvis Presley, nel periodo degli ultimi anni sessanta e di album quali From Elvis in Memphis e From Memphis to Vegas/From Vegas to Memphis, quando il cantante di Tupelo abbandonò la carriera cinematografica per tornare a tempo pieno alla musica.

Il primo singolo estratto dall'album si intitola The March of Hope e da subito mostra come la musica di Horus Black prenda spunto dai suoni di quel periodo per portarli ai giorni nostri, e così come Elvis aveva spaziato in vari generi musicali contaminando il proprio sound con spunti presi da ogni angolo degli Stati Uniti (e non solo) anche Horus Black attinge da vari stili e generi dando anche molti tocchi di modernità all'impostazione classica dei modelli a cui si ispira.

L'album parte con due tracce di puro rock and roll, con la title track e con la potente We Are Alone Tonight, ma giunti già al terzo brano appare evidente come i produttori di Horus Black si siano divertiti a spaziare tra suggestioni diverse. Il brano intitolato Lonely Melody è infatti una bellissima commistione tra il canto nello stile del blue eyed soul che spopolava nel Regno Unito negli anni 70 con una base musicale che unisce jazz, tex-mex e rock psichedelico. Il pezzo sembra nato da un incontro tra Tom Jones e i Calexico ed è sicuramente uno dei migliori momenti di questo straordinario album. Le ispirazioni psichedeliche non finiscono qui, il pezzo di chiusura intitolato We Can't Go On This Way propone infatti altre atmosfere di quel genere, unite a qualche spruzzata di stoner rock che lo rendono il brano più sostenuto dell'intero album.

Tra i brani migliori troviamo anche I Know That You Want che sembra presa di peso dai già citati album di The King e trasportata ai giorni nostri, con un ritornello particolarmente energico che consente a Horus Black di dare sfoggio non solo del proprio timbro singolare, ma anche della sua notevole potenza vocale. Tra le sperimentazioni musicali di Horus Black si trova anche la vibrante Sophie che mischia uno stile canoro più simile ai primi album di Elvis con una base musicale che presenta qualche influenza caraibica e che in parte rimanda al mambo di Perez Prado. Tra i pezzi più allegri troviamo anche il rockabilly di Cock A Doodle Doo ispirata ai brani più noti di Bill Haley & His Comets che diedero vita a questo genere musicale negli anni 50.

Completano il disco due tracce più lente con le ballad In My Bed influenzata da sonorità country, genere al quale Elvis dedicò un album nei primi anni 70, e Miss Candy che riporta invece alle atmosfere di Blue Hawaii.

Quello di Horus Black è uno dei dischi di esordio più interessanti di quest'anno, che mette in mostra un interprete dalla voce assolutamente atipica sfruttata al meglio dai suoi autori che hanno saputo costruire un tessuto musicale nato dall'unione di tradizione e modernità. L'esperimento è riuscito in pieno e Simply è un album divertente e che si ascolta con piacere, perché offre un tuffo nel passato con così tanti stili diversi che sembra incredibile sia stato realizzato dallo stesso gruppo di persone. Questo album è sicuramente frutto del lavoro di musicisti tra i migliori del pianeta e porta una bella ventata di aria fresca nel panorama musicale del nostro paese, un po' troppo simile a sé stesso da almeno vent'anni.

giovedì 24 maggio 2018

Perché i Black Sabbath si chiamano così?

I Black Sabbath sono una delle band più note al mondo essendo stati tra i gruppi che negli anni 70 hanno forgiato il suono del rock dei decenni successivi, gettando anche le basi dell'heavy metal, che in quel periodo muoveva i primi passi. Se la loro carriera è notissima a chiunque e se la band non ha certo bisogno di presentazioni, è invece poco noto da dove il quintetto di Birmingham abbia tratto il proprio nome.

Come raccontato dal chitarrista Tony Iommi nella sua autobiografia intitolata Iron Man: My Journey Through Heaven and Hell with Black Sabbath pubblicata nel 2011 e anche da Ozzy Osbourne in I Am Ozzy del 2009, la band in origine si chiamava Earth, ma si vide costretta a cambiare nome dopo che in un concerto a Carlisle, vicino a Manchester, nel 1969 furono scambiati per un'altra band con lo stesso nome. Dopo che salirono sul palco e iniziarono a suonare, l'organizzatore li interruppe costringendoli ad abbandonare la scena, perché in realtà si aspettavano il gruppo omonimo che avrebbe dovuto interpretare pezzi pop come Mellow Yellow o California Dreamin'.

La band capitanata da Ozzy e Iommi decise quindi di assumere come proprio nome il titolo di quello che era, nelle esibizioni dal vivo, il loro pezzo di maggior successo, ovvero Black Sabbath, che l'anno dopo sarebbe anche diventato il titolo del primo LP.

Iommi e Ozzy spiegano che il pezzo nacque da un'idea del bassista Geezer Butler che trasse l'ispirazione dalla locandina di un film che veniva proiettato in un cinema che si trovava nelle vicinanze della loro sala prove. Il film in questione era I Tre Volti Della Paura del regista italiano Mario Bava e interpretato da Boris Karloff che i distributori d'oltremanica tradussero appunto con il titolo di Black Sabbath.


Come è abbastanza evidente la traduzione del titolo è molto libera. Il motivo per cui usarono un titolo così diverso dall'originale e slegato dal film è che i distributori inglesi tentarono di sfruttare il successo di un altro film di Bava, La Maschera Del Demonio, che nel Regno Unito era stato distribuito come Black Sunday, ma ovviamente i due film non hanno alcun legame se non il fatto di essere opera dello stesso regista.

Curiosamente i Black Sabbath non furono l'unico gruppo a pubblicare un pezzo intitolato Black Sabbath in quegli anni. Infatti nel 1969, cioè l'anno prima dell'uscita del primo album della band di Ozzy, gli americani Coven incisero un pezzo intitolato Black Sabbath per il loro primo album Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls. Gli strani incroci del destino tra le due band non si esauriscono qui; infatti il bassista dei Coven si chiama Greg Osbourne e usa da sempre il soprannome di Oz Osbourne. Tuttavia le sonorità delle due band sono molto diverse, basti pensare che la voce principale dei Coven è una donna, e Ozzy utilizza tale soprannome dalla scuola elementare (come spiegato nella già citata autobiografia), pertanto le presunte somiglianze tra le due band sono solo un caso.

Tuttavia all'uscita del primo album della band di Ozzy, il celebre critico Lester Bangs lo stroncò con un duro articolo su Rolling Stone che, in riferimento alle tematiche trattate e ai rimandi all'occultismo, definisce i Black Sabbath "England's answer to Coven".

Ma nonostante la grandezza dell'autore, le sue previsioni si rivelarono abbondantemente sbagliate. I Black Sabbath sono tuttora universalmente riconosciuti come una delle band più influenti del pianeta, mentre i Coven restano una buona band con pochi album all'attivo e ben lontani dalla fama di Ozzy, Iommi e dei loro soci.

sabato 19 maggio 2018

Giacomo Voli - Monticelli d'Ongina, 18/5/2018

Il cortile del palazzo Tredicini-Archieri di Monticelli d'Ongina è la location perfetta per un concerto in una fresca serata di primavera. Se poi l'artista che si esibisce è una delle migliori voci del panorama rock mondiale, il concerto diventa un evento imperdibile e la fortuna che sia vicino a casa fa sì che ci si metta in macchina volentieri per partecipare a quella che sarà una serata di grande musica.

Mentre per le strade del paese, che nonostante sia poco noto è di una bellezza mozzafiato, si svolge l'annuale Festa dei Fiori, il cortile ospita il live di Giacomo Voli con la sua band rinnovata che è solo alla seconda esibizione dal vivo con questo straordinario vocalist che alterna la sua attività solista a quella di frontman dei Rhapsody of Fire.

La serata è stata aperta dal Quartetto Bazzini che ha scaldato il pubblico interpretando alcuni classici del rock dei decenni scorsi, attingendo dalla discografia di gruppi come Metallica e Queen, con due violini, viola e violoncello, senza rinunciare a un tocco di classicità con il Canone di Pachelbel, prima di lasciare la scena al quintetto di Giacomo Voli.

La GV Band è salita sul palco poco prima delle 23 per regalare al pubblico un'altra serata di rock indimenticabile. La voce di Voli è semplicemente perfetta e inarrivabile per potenza ed estensione, e a Monticelli d'Ongina ha dato anche prova di incredibile versatilità spaziando tra generi e decenni diversi come pochissimi sanno fare. Anche la band si muove alla perfezione e nonostante sia alle prime esibizioni insieme sembra avere l'intesa delle band più navigate. Il gruppo ha interpretato i pezzi dei primi due dischi del cantante di Correggio, Ancora Nell'Ombra del 2015 e il nuovissimo Prigionieri Liberi, con l'aggiunta di alcune cover reinterpretate nel loro stile, qualche sperimentazione tra medley e mash-up e tanta simpatia da parte del cantante che alterna al canto un po' di umorismo che non guasta e rende il tutto più divertente.

Il concerto si apre con la travolgente Un Capitale e poco dopo l'inizio Voli propone la prima rielaborazione con un medley tra Segni di Tregua e Charlie Big Potato degli Skunk Anansie. Circa a metà dell'esibizione Giacomo mostra il lato più "dolce" (come lui stesso l'ha definito) della propria musica con un momento in acustico in cui si accompagna da solo alla chitarra per qualche pezzo più raccolto, come Il Libro dell'Assenza, Ridi Nel Tuo Caffè e The Magic of The Wizard's Dream dei Rhapsody of Fire.

Nella seconda parte de concerto il gruppo interpreta anche le cover di Ti Sento dei Matia Bazar e Impressioni di Settembre della PFM che Voli ha inciso anche nei propri dischi in studio. Poco prima della chiusura il quintetto omaggia la cantante Elisa con due sue cover. La prima è Luce che la GV Band trasforma in un pezzo hard rock mostrando lati inediti di un pezzo famosissimo e risvolti a cui neppure gli autori originali avevano pensato, l'esperimento è riuscito alla grande e il pubblico lo apprezza anche se Giacomo definisce scherzosamente la propria versione "un abominio". La seconda è Labyrinth che si apre con un bellissimo vocalizzo iniziale, che Voli impreziosisce con le sue doti canore, e che qui viene eseguita in un'inedita versione in un mash-up con Kashmir dei Led Zeppelin.

Giacomo chiude il live con tre pezzi proprio del quartetto capitanato da Robert Plant che esegue in rapida successione. Si parte con Black Dog per poi passare a Rock And Roll, che interpretata da Voli dà sempre un'emozione particolare perché rimanda la memoria alla Blind Audition di The Voice of Italy di quattro anni fa che cambiò la storia del rock del nostro paese, e si chiude con Whole Lotta Love.

Al termine del concerto Giacomo non si fa attendere e gira nel pubblico scambiando battute, strette di mano e concedendosi alle foto di chi le chiede, dimostrando il lato umano di un talento straordinario che nonostante il successo e le capacità ineguagliate mantiene un'umiltà davvero unica. Che una leggenda del rock venga a ridere e scherzare con il pubblico non succede tutti i giorni, ma Giacomo Voli è così.

Purtroppo il concerto è finito, e la notte è piuttosto fredda per essere metà maggio, per non lasciare le emozioni del cortile di Monticelli sulla strada verso casa girano ancora nell'autoradio Ancora Nell'Ombra e Prigionieri Liberi, perché la serata è stata memorabile e almeno facciamo finta che prosegua fino a casa.

Grazie Giacomo, grazie GV Band. Alla prossima!