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lunedì 4 febbraio 2019

Intervista ai Cayne

I milanesi Cayne sono una delle realtà più interessanti del gothic metal italiano, in attività da due decenni hanno realizzato durante la loro carriera tre album e due EP. Per parlare del loro album più recente Beyond The Scars e di molto altro, i Cayne hanno accettato la nostra richiesta di un'intervista che pubblichiamo di seguito.

Ringraziamo i Cayne per la loro cortesia e disponibilità


125esima Strada: Iniziamo parlando del vostro nuovo album Beyond The Scars. Come sono nati i pezzi dell’album? Cosa c’è dietro la nascita di questo disco?

Cayne: Innanzi tutto grazie di darci la possibilità di parlare di noi e del nostro ultimo lavoro.

Questo album nasce innanzitutto dalla nostra forte passione per la musica che, complice una forte motivazione a trovare riscatto dalle molte avversità che abbiamo dovuto attraversare (come band così come nelle nostre vite private), è sfociata in una nuova fase creativa che ci ha coinvolti tutti quando ci siamo ritrovati in sala prove per lavorare sulle idee che ognuno di noi aveva preparato da solo a casa.

A differenza del passato c’è stato molto più lavoro corale sulla stesura delle parti musicali, mentre la stesura dei testi è stata affidata interamente a Giordano [Adornato, cantante dei Cayne N.d.R.]. Ci siamo presi il tempo necessario per lavorare più a lungo tutti insieme sulla maggior parte delle partiture e sugli arrangiamenti, inserendo ognuno di noi il proprio gusto e le proprie emozioni.

Se da un lato all'inizio eravamo emozionati e un po’ spaventati, devo dirti che mano a mano che il lavoro procedeva, il nostro entusiasmo cresceva sempre di più e i timori iniziali si sono subito dileguati. Tutto questo ha creato un clima di affiatamento e di intesa mai sperimentati prima (prima si lavorava molto di più stand alone, scambiandoci i file via mail).

Sembra una frase fatta ma credimi, non è così. Siamo molto soddisfatti del risultato finale, ottenuto dall'affiatamento e grazie alla produzione affidata a Diego Minach (il nostro chitarrista) che ha saputo cogliere da tutti noi il meglio, lasciandoci "sperimentare” e mettendoci a nostro completo agio durante tutte le fasi delle recording sessions. E’ stato veramente stimolante e gratificante e tutto questo è stato interamente riversato nelle tracce: credo che questo “flusso positivo” si percepisca durante l’ascolto dell’album.


125esima Strada: All'interno dell’album ci sono pezzi a cui siete più legati? Se sì, perché?

Cayne: In realtà per vari aspetti siamo ovviamente legati ad ognuno dei dodici pezzi che compongono Beyond The Scars, perché ognuno di essi racconta un po’ di noi e delle nostre “visioni”, c’è dentro tanto lavoro e molta passione. Se dovessimo però citare alcuni brani ai quali siamo più legati ti direi sicuramente la opening track, No Answers From The Sky perché lo abbiamo sviluppato partendo da un arpeggio che ci ha lasciato Claudio [Leo, ex chitarrista e fondatore della band, scomparso nel 2013 N.d.R.] e che fino ad ora non avevamo ancora trovato il giusto equilibrio emotivo per riprendere e finalmente sviluppare.

Poi senza dubbio The Asylum Of Broken Hope che è nata da Diego e che, quando ce la fece sentire la prima volta in sala prove, ci fece capire che avevamo finalmente ritrovato il giusto feeling tra di noi e che eravamo pronti per tuffarci nella meravigliosa avventura della scrittura del nuovo album.


125esima Strada: Parliamo anche di qualcosa di più vecchio. Uno dei miei pezzi preferiti dei Cayne è Little Witch; qual è la storia di questo brano?

Cayne: La parte musicale è nata da un arpeggio di Claudio Leo che è stato poi completato con tutta la band in sala prove. La melodia della parte cantata e il testo è stato scritto da Giordano (come tutti i testi dei nostri album) e parla sostanzialmente di una bellissima e morbosa “gothic girl”, una piccola irresistibile streghetta sexy che ti rende schiavo del suo fascino.


125esima Strada: Come è nata l’idea di usare il violino nel metal? Secondo me è un’ottima scelta che crea un bellissimo effetto, ma mi sembra anche una scelta molto singolare.

Cayne: Sì, è sicuramente una scelta singolare, anche se non del tutto inedita, ma le sonorità del violino che si mischiano e si contrappongono ai “classici” solo di chitarra creano una miscela sonora affascinante e che non passa certamente inosservata. Quindi direi che è nata dalla volontà di provare a creare nuove sonorità e di portare qualcosa di nuovo che esca un pochino dei soliti cliché di genere.


125esima Strada: Non avete mai pensato di cantare in italiano? Potrebbe essere un esperimento interessante, non siete d’accordo?

Cayne: In realtà non ci abbiamo mai seriamente pensato, come dici tu potrebbe forse essere un esperimento interessante… chissà magari potremmo osare in futuro e diventare, che ne so, i nuovi Litfiba o Timoria. Eheheheh.

No, a parte gli scherzi credo sia più difficile riuscire ad amalgamare il nostro sound con le sonorità tipiche della nostra lingua… per ora alcuni di noi a volte si cimentano a cantare qualcosa in italiano durante i sound check delle voci prima di un live, ma questo è solo per puro divertimento ;-)


125esima Strada: Chi sono i musicisti di ogni tempo che vi hanno influenzato di più?

Cayne: Le influenze arrivano veramente da ogni tipo di genere e da ogni tipo di musicisti: siamo tutti ovviamente fan dei classici gruppi rock, hard rock e metal che inevitabilmente ci portiamo nel nostro background, poi ognuno di noi ha le sue influenze che vanno dalla classica al prog, al metal estremo passando per elettronica, folk, pop, fusion e per qualunque tipo di buona musica esista. Ahahahah.

Ognuno di noi ha poi propri “eroi” tipo Plant, Coverdale, Steve Vai, Satriani, Paco de Lucia, Tommy Emmanuel, Marc Wood, Steve Harris, Jaco Pastorius (giusto per citarne qualcuno). Tutte queste influenze variegate e provenienti da ogni genere vengono inconsciamente rielaborate ed amalgamate insieme, contribuendo a dar vita al sound dei Cayne.


125esima Strada: E nella scena musicale attuale chi sono i vostri preferiti?

Cayne: Sono tantissimi, ci piace ascoltare qualunque nuova band che proponga buona musica e che riesca a catturare la nostra attenzione, non necessariamente dal punto di vista della tecnica, ma soprattutto che sappia trasmetterci emozioni. Se devo citarne qualcuna tra le ultime band, in senso temporale, che ci piacciono ti direi Blackberry Smoke, Katatonia, Rival Sons, Vola, Ghost, Haken, Monuments, White Lies, e un sacco d’altri, ahahahah.


125esima Strada: Cosa pensate dello stato di salute del rock in Italia al giorno d’oggi?

Cayne: Direi che il “rock” nel senso più lato del termine ancora funziona e anzi, per alcuni versi, è pure molto “di moda” (mi vengono in mente i sold out di mega band tipo AC/DC o Metallica). Se pensi alla situazione in Italia ci sono tantissime band là fuori nascoste per lo più negli scantinati e nelle sale prove, alla ricerca di una posto dove potersi esprimere e confrontarsi. La vera difficoltà che vediamo sta nella possibilità di trovare luoghi dove potersi esibire e nella difficoltà di riuscire ad arrivare al pubblico, nel senso che sembra che ci sia molto meno seguito per le realtà meno conosciute o, per così dire, dell’underground. Non sono in grado di dirti quali siano le cause, sicuramente un insieme di fattori concomitanti che limitano molto le possibilità di riuscire a farsi conoscere.


125esima Strada: Parliamo di tecnologie. Cosa pensate dell’uso di internet per diffondere la musica?

Cayne: Se da un lato la diffusione di piattaforme tipo Deezer o Spotify, giusto per citarne solo alcune, ha consentito a chiunque di poter rendere disponibile la propria musica praticamente a tutti creando “l’illusione” di poter essere visibili al mondo intero, di fatto se non ci sono a supporto campagne di marketing e targetizzazione mirate (e costose) equivale ad essere un granello di sabbia in un oceano. E’ molto difficile che qualcuno che non ti conosca direttamente o per passaparola possa arrivare alla tua musica, anche se playlist e comunanza di generi possono in piccola parte veicolare fino a te l’ascoltatore che ha gusti affini alla tua proposta.

Per non parlare poi delle royalties che sono praticamente pari a zero: a una band non mainstream (per non dire sconosciuta) queste piattaforme non restituiscono praticamente nulla in termini di proventi dovuti come diritti di copyright sulla diffusione della propria musica. Se a questo poi si aggiunge che le quote devono essere spesso ulteriormente ripartite tra editore, compositore ed autore non resta praticamente nulla.


125esima Strada: Cosa avete in serbo per il futuro? Quando potremo ascoltare il vostro prossimo album?

Cayne: Per ora vorremmo trovare nuovi canali e circuiti che ci possano far conoscere a nuovi possibili fan e continuare la promozione di Beyond The Scars. Per un nuovo album è ancora presto per dire quando sarà pronto, abbiamo da parte alcune idee che sono a livello embrionale e che svilupperemo con la dovuta calma tutti insieme in sala prove, così come abbiamo fatto con Beyond The Scars e il risultato a noi è piaciuto tanto, e speriamo sia cosi anche per chi lo ascolterà.

Grazie ancora e stay addicted to Cayne! ;-)

martedì 2 ottobre 2018

Cayne: gothic metal da Milano

Il panorama del gothic metal italiano è particolarmente ricco, anche se molte delle formazioni del nostro paese che suonano questo tipo di musica non godono del seguito di pubblico che meriterebbero. Gruppi come gli Opera IX, i Dakrua e i Macbeth sfornano album di altissimo livello da oltre vent'anni, ma in questa pletora di formazioni esiste un gruppo di Milano che si colloca al di sopra di tutti gli altri per notorietà e qualità della musica: i Cayne.

I Cayne nascono nel 1999 a Milano per opera dei due chitarristi Raffaele Zagaria e Claudio Leo in seguito alla loro uscita dai Lacuna Coil. Al momento della loro fondazione completavano la formazione il vocalist Mario Piazza, il bassista Daniele Rossetti e il batterista Filippo Ferrari.

La band così formata produsse il proprio primo album in studio nel 2002 con il titolo Old Faded Pictures. Il disco è composto da otto tracce che spaziano tra il gothic rock e l'alternative rock, risultando in un album di facile ascolto che colpisce già al primo giro nello stereo. Tra i pezzi spiccando sicuramente la morbida In My Eyes Return contraddistinta da qualche contaminazione new wave, la grezza e graffiante title track e Una Favola, unico pezzo in italiano del disco che è anche quello che tende più verso il rock alternativo che al tempo aveva buon seguito di pubblico in tutta Europa. Il disco contiene anche una cover di Small Town Boy dei Bronski Beat che trasforma il notissimo pezzo in un grintoso hard rock.

Dopo la pubblicazione del primo album l'attività in studio dei Cayne ha vissuto una lunga pausa, fino a quando Claudio Leo, insieme al chitarrista Marco Barusso, ha rinnovato la formazione con Guido Carli alla batteria, Antonello Pudva al basso, Giovanni Lanfranchi al violino e alle tastiere e con il nuovo vocalist Giordano Adornato. Prima di tornare a registrare, la formazione della band vide un nuovo cambiamento con l'ingresso del bassista Andrea Bacchio che andò a sostituire Pudva.

La band tornò in sala di incisione nel 2011 per realizzare l'EP denominato Addicted. Visti i numerosi cambi di formazione, anche il suono si adattò ai nuovi gusti e questa nuova incisione vira decisamente verso il gothic metal.

Il disco è composto di sole quattro tracce, che mischiano sapientemente sonorità dure con altre più melodiche riuscendo a creare una buona commistione di sonorità gotiche e venature AOR. Inoltre la musica dei Cayne si arricchisce, come anticipato, della presenza del violino che dona alle tracce un tocco di classicità che crea un contrasto di grande effetto con il suono duro di chitarre, basso e batteria.

Il risultato di questa ottima mescolanza è sintetizzato in pezzi quali My Damnation e Together as One. Completano il disco una versione live di In My Eyes Return e la title track che è sicuramente il pezzo più forte dell'EP come confermato dal suono duro della strumentazione e dal canto di Adornato che si rende qui più aspro che nelle altre tracce.

Il 2013 si aprì per i Cayne con la tragica scomparsa di Claudio Leo a seguito di una lunga malattia. Tuttavia la band decise di continuare la propria attività, proprio per rispettare i desideri del chitarrista e riuscì a concludere la realizzazione di un nuovo album grazie all'ingresso in formazione di Diego Minach, che sostituì il compianto Leo.

Nello stesso anno uscì quindi il secondo LP intitolato semplicemente Cayne, prodotto dal chitarrista Marco Barusso, che ripropone le stesse sonorità dell'EP precedente con un gothic metal melodico ricco di contaminazioni di stili diversi e con la presenza sempre maggiore del violino a impreziosire la musica. Il disco parte con un intro dalle sonorità orientali che risente dell'influenza dell'oriental metal e che si apre con un bellissimo vocalizzo di Giordano Adornato. L'album contiene alcuni pezzi già pubblicati nell'EP quali My Damnation, Together as One e Addicted e vede anche la presenza di ospiti d'eccezione come Paul Quinn dei Saxon nella ruggente e veloce Black Liberation, Jeff Waters degli Annihilator in King of Nothing, e Andrea Ferro dei Lacuna Coil che duetta con Adornato in Through the Ashes. Il ritmo sostenuto del disco è intervallato da tre ballad quali Little Witch, dalle sonorità leggermente grunge, Deep Down and Under e Like The Stars.

L'anno seguente la band pubblicò un altro EP intitolato Little Witch che propone il pezzo già pubblicato sull'album in due versioni (quella originale e una seconda leggermente più corta) oltre alla versione acustica di Together as One e una ballad inedita intitolata Adore.

All'inizio del 2015 Barusso e Carli lasciarono la band, con il batterista che venne sostituito da Giovanni Tani. Con la nuova formazione, la band tornò in studio per realizzare il terzo LP intitolato Beyond The Scars che ha visto la luce nell'estate del 2018 grazie alla produzione di Diego Minach.

In questo nuovo disco il gruppo perfeziona la formula riproponendo un gothic metal melodico ricco di tastiere e violino, di sfumature AOR e di qualche spruzzata di grunge, come testimonia la melodica traccia di apertura No Answers From The Sky il cui giro di chitarra introduttivo ricorda da vicino il suono di Seattle.

Il disco offre un ottimo equilibrio tra pezzi lenti e pezzi energici. Tra quelli più forti si distinguono Torn Apart, Celebration of the Wicked e Free at Last che è forse il brano in cui il violino ha il ruolo maggiore.

Tra le ballad spiccano le bellissime e coinvolgenti The Asylum of Broken Hope e One More Chance che mostrano come il gruppo sappia muoversi bene anche in terreni più lenti, senza rinunciare ai propri suoni distintivi che rendono la musica dei Cayne unica e immediatamente riconoscibile.

I Cayne hanno quindi oggi all'attivo tre album e due EP di altissimo livello che rendono a pieno titolo questa band una delle realtà più interessanti del panorama metal del nostro paese e non solo; infatti nonostante non godano del blasone che meriterebbero i Cayne reggono benissimo il confronto con le band di gothic metal di ogni angolo del mondo.

In quasi due decenni di carriera il gruppo non ha mai sbagliato un colpo regalando sempre brani suggestivi e di ottimo impatto; non resta che aspettare la loro prossima fatica in studio con la sicurezza che si tratterà di un altro album stellare, come i tutti i precedenti.