Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post

venerdì 14 ottobre 2022

Xandria + Visions of Atlantis - Milano, 13/10/2022

Questo concerto era inizialmente previsto per settembre del 2020 e anche allora avevo deciso che ci sarei andato, perché dopo aver visto i Visions of Atlantis al Dadga di Retorbido sapevo che non avrei potuto perdermi altre loro date live nelle vicinanze. Purtroppo la pandemia ha costretto la band a posticipare di due anni, ma almeno il ritardo ha consentito di arricchire il piatto perché nel frattempo gli Xandria si sono rimessi al lavoro con una cantante nuova e le due band hanno unito le forze partendo per questo tour insieme.


La nuova data è il 13 ottobre 2022, la location è la stessa della pianificazione originale: il Legend di Milano che è uno di quei locali in cui funziona praticamente tutto, essendo in periferia quanto basta da non dover attraversare il traffico metropolitano, con un parcheggio poco distante e il bar appena fuori. Purtroppo mi perdo l'apertura dei Ye Banished Privateers perché essendo una giornata di lavoro non riesco ad arrivare in tempo, ma arrivo con anticipo per gli Xandria che con Ambre Vourvahis dimostrano subito di avere ancora intatta la propria potenza di fuoco. La band esegue i tre brani scritti e realizzati con la cantante nuova, uno dei quali intitolato Ghosts è ancora inedito, e completa la propria esibizione con pezzi tratti da tutta la loro discografia da Ravenheart fino a Death to The Holy dall'ultimo album Theater of Dimensions. Ambre, che si muove sul palco con la sicurezza di una diva di lunga esperienza, si confronta quindi con le tre vocalist che l'hanno preceduta e ne esce a testa altissima mostrando carisma e una notevole capacità di passare dal growl, al canto tradizionale alla lirica con una disinvoltura incredibile.


Poco dopo la band tedesca, salgono sul palco i Visions of Atlantis e se possibile l'asticella si alza ancora. La band apre la propria performance con Master the Hurricane e i due vocalist, Clémentine Delauney e Michele Guaitoli, dimostrano subito che la loro intesa è sempre più solida mentre si alternano e duettano mostrando un'amalgama perfetta. La scaletta prevede otto pezzi dall'ultimo album Pirates e il tema piratesco e del viaggio che combina speranza e incertezza contraddistingue ogni cosa: dall'abbigliamento della band, all'ambientazione, all'introduzione dei pezzi con cui i due vocalist raccontano le storie dietro a ciascuna delle loro canzoni. Questa volta però si nota qualcosa di diverso, mentre Michele in forma straripante dialoga con il pubblico in italiano non traspare solo la passione per la musica ma anche la gioia di poter tornare alla normalità dopo due anni terribili. La positività che la band vuole esprimere sprizza da ogni gesto; il sorriso non manca mai, Clémentine scherza lanciando tra il pubblico il cappello da pirata di Michele e lo stesso Michele dice chiaro che questo non è un concerto ma una festa quando invita il pubblico a saltare durante l'esecuzione di Melancholy Angel. Ovviamente tutti seguiamo l'invito e mentre salto e canto con loro mi viene un dubbio: ma come fa Clémentine a passare al registro lirico mentre salta?


Quando Clem annuncia che siamo giunti all'ultima canzone guardo l'orologio perché non ci credo, mi sembra che dall'inizio siano passati dieci minuti e invece devo riconoscere che la band suona da un'ora e mezza. Sarà che ho divorato Pirates e lo so a memoria, ma questo concerto è davvero volato. Lo show si chiude con Pirates Will Return e Legion of the Seas, ma anche quando si spengono le luci non c'è una gran fretta di andare a casa e la scelta è vincente perché la band di ferma a bere qualcosa di fresco con il pubblico e Michele e il chitarrista Christian Douscha sono anche ben disponibili per chi vuole fare una foto con loro.

La serata a questo punto volge al termine davvero, ma quello che resta mentre riprendiamo l'autostrada con Pirates nell'autoradio è una sensazione di positività che dopo un concerto non si respirava da tempo, perché la gioia che la band ha voluto trasmetterci ci ha coinvolto in pieno e ce la portiamo a casa. Ed è quello che serve per riprendere il mondo come lo conoscevamo. E alla fine non resta che ringraziare chi ha reso possibile tutto questo.

Grazie Xandria, grazie Visions of Atlantis e grazie Legend. Grazie a tutti.

sabato 16 ottobre 2021

The Unity - Pride



Uscito a marzo del 2020, Pride è il terzo album dei tedeschi The Unity, band nata per volere di Henjo Richter e Michael Ehré dei Gamma Ray e che vanta nelle proprie file anche l'italianissimo vocalist Gianbattista Manenti. Il disco è di norma etichettato come power metal, ma già da un primo ascolto si capisce come qualunque definizione vada stretta alla musica dei The Unity, perché Pride offre un caleidoscopio di suoni che spaziano tra stili e suggestioni diverse.

L'album, composto da dodici pezzi, parte con Hands of Time e Line and Singer, per le quali potrebbe essere coniato il neologismo di heavy AOR vista la sapiente combinazione di melodie vincenti di stampo ottantiano e di suoni energici, in particolare la seconda è contraddistinta da un ritornello che entra in testa come un trapano grazie alla potente esecuzione del nostro Jan. Il disco prosegue su suoni più tradizionalmente hard rock, come in Scenery of Hate o We Don't Need Them Here, e poco dopo si prendono di nuovo strade inaspettate con l'alt rock di Wave of Fear che sembra preso di peso da metà anni 90. Tra i brani più pesanti troviamo anche la teatrale Angel of Dawn in cui in canto di Gianbattista si fa più recitato, andando a creare un brano che ricorda le incisioni degli Avantasia.

Le sperimentazioni sonore non finiscono qui, il disco infatti chiude con due pezzi dalle sonorità inaspettate. È già sorprendente che in un album di power metal ci sia un pezzo intitolato Rusty Cadillac, e infatti il brano è un fresco e divertente rock and roll che si allontana da tutto il resto e ci porta con le sue atmosfere nell'America degli anni 50 a cui aggiunge un tocco di sonorità hard & heavy contemporanee. Chiude il disco la leggera You Don't Walk Alone con cui la band di concede una digressione più vicina al pop.

La forza di questo disco risiede nella straordinaria combinazione tra le melodie e la straripante voce di Gianbattista che regala una prestazione ottima in cui dimostra di sapere interpretare efficacemente praticamente ogni stile canoro in cui si cimenta. Una menzione speciale meritano i testi, mai banali e spessi impegnati, che toccano tematiche come l'ambientalismo e il razzismo. Completa l'album un secondo CD che contiene quatto registrazioni live di altrettanti pezzi tratti dai dischi precedenti, più la versione in studio della ruggente Nowhereland, pubblicata inizialmente come B-side di Never Forget.

La sfida di Pride è quindi completamente vinta, con un disco solido che convince e diverte per tutto l'ascolto e con il quale i The Unity si confermano una delle realtà più interessanti del panorama metal europeo.

lunedì 30 gennaio 2017

Xandria - Theater of Dimensions

Con il nuovo album Theater of Dimensions i tedeschi Xandria sono alla terza prova in studio con la attuale cantante Dianne van Giersbergen, ad un anno e mezzo di distanza dall'EP Fire and Ashes pubblicato nel 2015. In questo nuovo album la band di Bielefeld ripropone il proprio suono caratteristico fatto di basi musicali veloci e potenti a cui si somma la voce cristallina della cantante che spesso si cimenta nell'uso del registro lirico. L'album è composto di 13 pezzi (18 nella versione deluxe grazie alla presenza di 5 bonus track registrate in acustico). L'uscita dell'album è stata anticipata di alcuni giorni dal video di Call of Destiny che ha mostrato fin da subito che rispetto al passato gli Xandria presentano sonorità più maestose, ricche di lunghe parti suonate e un maggiore uso di poderosi cori. Esempi di questo approccio si possono riscontrare ad esempio nella traccia di apertura Where the Heart is Home in cui il coro fa da seconda voce sul ritornello e in Ship of Doom in cui il canto corale a cappella apre il brano prima dell'ingresso degli strumenti per poi ripresentarsi in un vocalizzo nel ritornello.

La vera forza di questa band resta comunque la potentissima voce della van Giersbergen che mostra di avere una notevole estensione sia verso l'alto sia verso il basso. Dei tredici brani dodici sono veloci ed energici ed è presente una sola ballad intitolata Dark Night of the Soul dai suoni piuttosto tradizionali. Il disco vede anche la presenza di alcuni ospiti. Burn Me è cantata da Dianne con Zaher Zorgati, cantante della band power metal tunisina Myrath, accostando con grande efficacia due stili di canto radicalmente diversi. Nel disco è presente anche Björn Strid dei Soilwork nel brano We Are Murderers che proprio per via della presenza del cantante svedese è il pezzo peggiore del disco e l'unico che avrebbe potuto essere tolto senza intaccare la qualità dell'album, la spiegazione è presto data: Strid canta in growl aggiungendo un tocco davvero brutto a un brano altrimenti bellissimo. Gli altri due ospiti sono Russ Thompson dei Van Canto nella già citata Ship of Doom e Henning Basse nella teatrale e lunghissima title track di chiusura, ricca di cambi di tempo e di stile.


Come anticipato, l'album in versione deluxe contiene cinque tracce in acustico. Le prime due sono Call of Destiny e Dark Night of Soul a cui seguono In Rememberance (la cui versione originale si trova su Fire and Ashes), Sweet Atonement (originariamente incisa su Sacrificium) e Valentine (tratta da Neverworld's End dove era cantata dalla precedente vocalist Manuela Kraller). Come sempre i brani acustici mostrano un lato diverso dei musicisti, sicuramente più leggero e meno aggressivo e più attento ai dettagli esecutivi, in particolare spicca sulle altre la nuova versione di Valentine che trasforma un pezzo aggressivo in uno leggero e divertente guidato dal suono delle chitarre acustiche nel quale Dianne dimostra di essere a proprio agio anche in uno stile di canto più tradizionale.

In sintesi Theater of Dimensions è un vero capolavoro del symphonic metal e il miglior disco della carriera degli Xandria per ricchezza dei suoni e per precisione nelle esecuzioni. Non si può infine non notare che i migliori dischi degli Xandria sono proprio gli ultimi tre e il merito è in ottima parte di Dianne van Giersbergen che si dimostra superiore alle due, pur brave, cantanti che l'hanno preceduta e che ha concesso al gruppo di affrancarsi dell'etichetta di clone tedesco dei Nightwish sviluppando sonorità proprie che li proiettano tra i migliori gruppi del panorama attuale del symphonic metal.

giovedì 6 agosto 2015

Xandria - Fire and Ashes

I tedeschi Xandria non sono tra i più blasonati gruppi del panorama symphonic metal, ma sono sicuramente tra i migliori esponenti di questo movimento. Con l'EP Fire & Ashes pubblicato il 31 luglio del 2015 sono alla seconda prova in studio con la nuova cantante Dianne van Giersbergen dopo l'album Sacrificium del 2014.

Il disco è composto da tre brani inediti, due versioni nuove di pezzi tratti dagli album precedenti e due cover. La band sostanzialmente ripropone il proprio suono distintivo fatto di forti basi metal contraddistinte dal pesante suono delle chitarre a cui si somma la voce cristallina della cantante che spesso volge il proprio canto in lirico. I primi due inediti intitolati Voyage of the Fallen e Unembraced sono entrambi veloci e trascinanti e in particolare il primo è impreziosito dalla presenza massiccia di un coro che si accosta alla voce della cantante. Il terzo brano intitolato In Remembrance è invece una ballata di grande effetto che mette ancora più in luce la potenza vocale di Dianne.

La prima delle due cover è I'd Do Anything for Love di Meatlof; la scelta del pezzo può sorprendere e proprio per questo è il brano più interessante dell'intero disco perché sebbene dal punto di vista musicale sia suonata in modo del tutto simile all'originale la voce di Dianne è ovviamente notevolmente diversa da quella di Meat Loaf e questo dà un tocco di particolarità al brano trasformandolo il qualcosa di completamente diverso.

L'EP prosegue poi con le due autocover Ravenheart e Now & Forever, sostanzialmente uguali alle versioni originali ma cantate da Dianne anziché da Lisa Middelhauve. Il disco si chiude con la cover di Don't Say a Word dei Sonata Arctica leggermente accelerata rispetto all'originale e impreziosita dal canto lirico di Dianne che la rende molto più interessante e particolare del pur bel pezzo originale.

Gli Xandria non sono sicuramente degli innovatori, fanno parte indubbiamente della schiera di emuli dei Nightwish nati dopo il grande successo di questi ultimi e il loro suono non è mai troppo dissimile tra un disco e l'altro; ma questo non toglie che siano tra i migliori di quelli che hanno seguito il percorso tracciato dalla band finlandese e che la loro musica meriti di essere ascoltata e apprezzata. Il loro ultimo EP non fa eccezione.